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	<description>Blog di Luisa Simonutti</description>
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		<title>Quasi uguali</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La parola “equità” ha oscurato il concetto di uguaglianza. L’equità oggi è affermata come metro di giustizia sociale e di temperamento del rigore, ma è davvero così? Il principio di uguaglianza è un valore primario che richiede che gli individui abbiano le stesse opportunità: serve a colmare le disuguaglianze che hanno segnato il loro percorso personale <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/12/19/quasi-uguali/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=189&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La parola “equità” ha oscurato il concetto di uguaglianza. L’equità oggi è affermata come metro di giustizia sociale e di temperamento del rigore, ma è davvero così? Il principio di uguaglianza è un valore primario che richiede che gli individui abbiano le stesse opportunità: serve a colmare le disuguaglianze che hanno segnato il loro percorso personale e sociale. Altro è invece il concetto di equità che oggi è usato per giustificare la modifica delle condizioni secondo una pretesa idea di imparzialità. Ma questa non tiene conto della erosione dei diritti, della cultura e dell’impoverimento subito in questi anni solo da alcuni cittadini. La presunta equità si nutre e nutre disuguaglianze.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/189/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/189/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=189&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Da Utoya a Firenze</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 02:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[soffio di vento]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Restiamo sempre sorpresi davanti allo scoppio della violenza: ci coglie sempre impreparati e attoniti. Certo, è così, la violenza ci sorprende sempre. Ne prendiamo le distanze, sconcertati. Tuttavia non basta. Non basta il cordoglio e la solidarietà. La violenza delirante e assassina a Utoya e a Oslo a luglio, oggi le uccisioni devastanti di Modou <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/12/14/da-utoya-a-firenze/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=178&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Restiamo sempre sorpresi davanti allo scoppio della violenza: ci coglie sempre impreparati e attoniti. Certo, è così, la violenza ci sorprende sempre. Ne prendiamo le distanze, sconcertati. Tuttavia non basta. Non basta il cordoglio e la solidarietà. La violenza delirante e assassina a Utoya e a Oslo a luglio, oggi le uccisioni devastanti di Modou e di Mor, il ferimento di altre tre persone a Firenze.  In mezzo tante forme di violenza che attraversano quotidianamente « la civile Europa », le città italiane: dalla morte per « un pugno amico », all’assalto al campo rom di Torino, alla violenza di tutti i giorni in nome dell’onore, in nome della fede, in nome di una qualsiasi passione che dimentica il rispetto, la ragione, il corpo, i sentimenti, i diritti.</p>
<p style="text-align:justify;">La responsabilità dei singoli individui attori di queste violenza è indiscutibile, folli certamente poiché violare e uccidere gli esseri umani è la vera follia di sempre. Ma non si tratta semplicemente di un insondabile delirio dentro una mente, uno scoppio assimilabile alla follia, certo è questo, ma esso nasce dentro un individuo fragile e si alimenta di un lento montare di pensieri e di azioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi aveva colpito, nella ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto la strage di Utoya, che nel leggere il diario e il blog di Breivik giornali e commentatori avessero posto l’accento sulla figura delirante dell’assassino lasciando su uno sfondo indistinto &#8211; e quindi relegandola al disinteresse &#8211; la serie di relazioni che egli aveva costruito in mesi e anni, contatti che aveva consultato (per email, di persona?) per redigere il suo diario-blog e scritti e pensieri altrui a cui si era ispirato. “C&#8217;è anche una sezione dedicata agli schieramenti politici da appoggiare. Un elenco suddiviso per Paesi, inclusa l&#8217;Italia, dove vengono fatti i nomi di movimenti di ieri e di oggi. Da Alleanza Nazionale passando per la Lega Nord, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, La Destra, il Fronte Sociale Nazionale, Forza Nuova e Destra Nazionale » precisava un articolo su « Repubblica » del 24 luglio.  Una rete di persone che forse non avevano incoraggiato le sue idee ma che di certo le avevano sottovalutate e hanno « lasciato fare » come si fa con gli stravaganti.</p>
<p style="text-align:justify;">Una chiamata alle armi contro l&#8217;Islam, il rifiuto del multiculturalismo, la critica rozza ai politici europei progressisti, colpevoli di aver trasformato l&#8217;Europa in &#8220;Eurabia&#8221; aprendo le porte ai migranti, rovinando la sua città, il suo quartiere. Una idea distorta della religione e una convinzione delittuosa di nazionalismo e di razzismo. Tanti elementi che accomunano l’assassino di Utoya e l’assassino di Firenze. Rabbia lucida, determinazione xenofoba.</p>
<p style="text-align:justify;">Disagio sociale, crisi culturale, responsabilità politiche, le disuguaglianze che aumentano, l’accentuarsi della subalternità di gruppi sociali, di aree geografiche o di fasce generazionali. In questo si radicano atteggiamenti di sopraffazione che si impongono con facilità perché sono “intuitivi” e per questo facilmente condivisibili. Solo il frutto di una elaborazione razionale &#8211; che è prima di tutto una conquista culturale dell’individuo e del suo contesto sociale &#8211; e l’impegno effettivo della politica a creare legami di solidarietà, di comprensione e di reciproco rispetto possono delineare una organizzazione sociale giusta e comprensiva.</p>
<p style="text-align:justify;">Il disagio, l&#8217;intolleranza, la paura di ogni diversità divengono sempre più percepibili e diffusi, fomentati da una strategia reazionaria in cerca di capri espiatori ; il problema è prima di tutto culturale e poi è il modo concreto per attuare ogni giorno diritti e democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/178/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=178&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La « politeia » di « Sinistra Ecologia e Libertà »</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 08:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono molti i punti sui quali mi piacerebbe porre l’accento come, ad esempio, il tema della pace come diritto delle genti; un diritto che è prima di tutto una convinzione che dobbiamo contribuire &#8211; assieme alle associazioni nazionali e internazionali- ad affermare, a farne un sentire diffuso nelle persone, nella cultura politica e nella società <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/10/09/la-%c2%ab-politeia-%c2%bb-di-%c2%ab-sinistra-ecologia-e-liberta-%c2%bb/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=174&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Sono molti i punti sui quali mi piacerebbe porre l’accento come, ad esempio, il tema della pace come diritto delle genti; un diritto che è prima di tutto una convinzione che dobbiamo contribuire &#8211; assieme alle associazioni nazionali e internazionali- ad affermare, a farne un sentire diffuso nelle persone, nella cultura politica e nella società rendendo così il diritto una realtà.</p>
<p style="text-align:justify;">Non posso che ribadire la drammatica riduzione dei diritti in atto oggi in tutti gli aspetti del nostro sociale e per i giovani : nel lavoro, nella informazione e, sottolineo, nella scuola, il diritto allo studio, il diritto a imparare e a insegnare in un contesto materiale che non sia umiliante per mancanza di risorse e che non sia la conseguenza della disattenzione e devalorizzazione di tutti i gradi della istruzione e della ricerca, umanistica e scientifica.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma su un solo tema scelgo di fermarmi, un aspetto che oggi mi pare centrale. SEL si trova di fronte a impegni e assunzioni di responsabilità di fronte ai cittadini, alla sinistra diffusa e a quella strutturata, vorrei che “Sinistra Ecologia e Libertà” si ponesse davvero <span style="text-decoration:underline;">come un parametro</span> di pratiche concrete di buona politica, vorrei che costituisse <span style="text-decoration:underline;">un parametro di qualità</span> tra virtù e necessità politica, trovando un equilibrio tra queste.</p>
<p style="text-align:justify;">Le scelte che abbiamo già davanti e quelle legate alle future elezioni devono seguire le coordinate valoriali espresse nel nostro pregnante manifesto fondativo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora oggi facciamo fatica a dare sostanza a quel documento e a quelle parole. Ma quel documento fondativo è parte essenziale del risanamento e della ricostruzione della collettività politica che dobbiamo prima di tutto fare ; è il modo di rompere con la politica attuale affermando una idea della pratica politica che possa e debba essere differente.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui le donne, la Rete nazionale delle donne SEL, <span style="text-decoration:underline;">segna la sua  presenza</span> di elaborazione e di responsabilità.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi pare che queste siano alcune delle vie per costruire quel punto di vista, quello sguardo ampio e coraggioso, quel programma fondamentale che darà a « Sinistra Ecologia e Libertà » il senso e l’autorevolezza per affermare la cultura politica di cui spesso parliamo. Nomino soltanto quelli che ritengo 3 punti saldi :</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>la necessità di volere davvero, e di sostenere la partecipazione degli iscritti (noi oggi votiamo lo statuto, poi ci saranno i regolamenti a anche altre modalità come le primarie), di sostenere la partecipazione delle forze vive e attive nei movimenti e le voci della società, e darne riconoscimento politico poiché non dobbiamo dimenticare che la parola antica « politeia » non significa « potere », non significa « rappresentanza » ma significa « partecipazione alla vita dello stato».</li>
<li>La nostra proposta politica, il nostro programma deve essere costruito e  attuato con <span style="text-decoration:underline;">metodo, coerenza e trasparenza</span> in ogni sua tappa e per tutti i compagni in qualsiasi ruolo siano.</li>
<li>Infine, l’ultimo. La difficoltà del momento impone la nostra c<span style="text-decoration:underline;">ompetenza</span>; è un aspetto ineludibile se vogliamo produrre pratiche politiche di governo ; e c’impone anche <span style="text-decoration:underline;">coscienza</span> nel tradurre nella pratica idee e programmi in modo coerente senza autoassolverci da strategismi e da opportunismi ma in un senso di gratuità della politica e di una idea della politica <span style="text-decoration:underline;">come</span> bene collettivo e <span style="text-decoration:underline;">per </span>il bene equo e collettivo.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Intervento di L.S. all’Assemblea nazionale di SEL, Roma, 8 ottobre 2011</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/174/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/174/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=174&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Legge elettorale: stretti fra due referendum</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 16:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Legge elettorale: stretti fra due referendum. Lo strumento del referendum fa paura alla classe politica attuale, senza distinzione di colore. Gli ultimi referendum che abbiamo voluto e votato, ad esempio, sono stati ostacolati in tutti i modi. Ci hanno provato abolendo l’election day, poi hanno provato ad approvare una legge (che fingeva di rinunciare al <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/09/13/legge-elettorale-stretti-fra-due-referendum/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=167&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.seltoscana.it/2011/09/legge-elettorale-stretti-fra-due-referendum/"> Legge elettorale: stretti fra due referendum. </a></p>
<p style="text-align:justify;">Lo strumento del referendum fa paura alla classe politica attuale, senza distinzione di colore. Gli ultimi referendum che abbiamo voluto e votato, ad esempio, sono stati ostacolati in tutti i modi. Ci hanno provato abolendo l’election day, poi hanno provato ad approvare una legge (che fingeva di rinunciare al nucleare) per farlo saltare. Infine quando ci siamo espressi in massa il 12 e 13 giugno contro l’assoggettamento dei beni comuni alle logiche di mercato, hanno lavorato coi peggiori azzeccagarbugli per aggirare la volontà popolare (inserendo norme illegittime all’interno della manovra finanziaria, o interpretando in maniera restrittiva il concetto di servizio pubblico, come ha fatto il sindaco di Firenze, che ha annunciato un piano di privatizzazione dei servizi molto spinto).<br />
L’ultima tecnica per contrastare la volontà popolare e mantenere lo status quo è quella di proporre referendum concorrenti sulla stessa materia. E’ quello che sta accadendo con il referendum chiamato “anti-porcellum”: sono nate due iniziative referendarie per cercare di superare, contro la volontà della maggioranza parlamentare, l&#8217;attuale legge elettorale voluta da Calderoli e Berlusconi nel 2005 (legge n. 270/05), ma procedono senza il minimo coordinamento e con obiettivi contrastanti. Hanno depositato tre quesiti referendari Stefano Passigli e Giovanni Sartori per abrogare in parte il &#8220;porcellum&#8221; eliminando premio di maggioranza, designazione del premier e liste bloccate, generando così un sistema proporzionale con sbarramento al 4%. Subito dopo sono arrivati i due quesiti di Arturo Parisi e Andrea Morrone che mirano a cancellare integralmente il porcellum dichiarando che così tornerebbe in vigore il sistema elettorale precedente, ovvero la legge Mattarella approvata nel 1993. Nel merito però il Mattarellum mantiene lo strapotere delle segreterie dei partiti che decidono i candidati dei collegi uninominali e le liste bloccate della quota proporzionale; inoltre, siccome nei collegi uninominali passa un solo candidato, si produce un effetto distorsivo della volontà degli elettori simile al premio di maggioranza.<br />
In due referendum sono comunque in aperto conflitto fra loro e entrambi rischiano di non raggiungere l&#8217;obiettivo perché la raccolta delle firme si è avviata tardi sia per il duello fra i due, sia per l&#8217;accenno del PD alla presentazione di una proposta parlamentare (un doppio turno di collegio con sbarramento e recupero proporzionale) che sembrava mettere d&#8217;accordo quel partito, ma l&#8217;ipotesi risulta ora abbandonata.<br />
Non possiamo poi tacere che, se entrambi i referendum dichiarano di voler superare il porcellum, quello di Parisi sembra proposto solo per bloccare l&#8217;altro e inoltre, pur se dovesse raggiungere le 500.000 firme necessarie, non intaccherebbe minimamente il Porcellum, perché con ogni probabilità sarebbe bloccato dalla Corte Costituzionale: Parisi pretende infatti, con la cancellazione del Porcellum, di far rivivere il Mattarellum, tacendo il fatto che la &#8220;riviviscenza&#8221; di una legge già abrogata può essere operata solo con legge approvata dal Parlamento e non da un referendum che può solo abrogare, non esprimere altre volontà; e la Corte Costituzionale ha stabilito che può essere ammesso un referendum in materia di leggi elettorali solo se &#8220;ne risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell&#8217;eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell&#8217;organo&#8221; (sent. 32/1993).<br />
Non ci interessa scoprire se il referendum di Parisi sia effettivamente un inganno o solamente un errore, basta sapere che è almeno un azzardo e che con questo referendum &#8211; che probabilmente non sarà ammesso &#8211; la raccolta firme non può avere l&#8217;effetto di stimolo sul Parlamento, mentre i quesiti del referendum proposto da Passigli &#8211; di abrogazione parziale e per singoli punti della legge del 2005 &#8211; sono di più probabile ammissione e, una volta indetto, giungerebbero al voto popolare o, realisticamente, spingerebbero il Parlamento ad approvare una legge di modifica per evitare il referendum.<br />
Invitiamo pertanto chi abbia come obiettivo prioritario il superamento del Porcellum anzitutto a firmare per i tre quesiti di Passigli perché più probabilmente ammissibili; in ogni caso è possibile firmare per tutti i quesiti referendari, di Parisi e di Passigli, sapendo che i secondi non danneggiano i primi e viceversa: infatti se il referendum Parisi risultasse inammissibile, si voterebbe per quelli di Passigli.<br />
Chiunque può firmare presso la segreteria del proprio Comune di residenza, ricordando che i quesiti di Parisi sono due, i quesiti di Passigli sono tre.</p>
<p style="text-align:justify;">il Forum democrazia &#8211; giustizia &#8211; diritti di SEL Firenze, 7 settembre 2011<br />
mail a: democrazia-giustizia-diritti@selfirenze.org</p>
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		<title>PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITA&#8217;  Riflessioni aperte su SEL</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 16:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[interventi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è creato uno spartiacque politico, ma soprattutto etico-sociale e lunedì mi sono di nuovo sentita felice di essere italiana anche davanti agli occhi di amici europei che da anni mi interrogavano e non si spiegavano le sorti dell&#8217;Italia. E’ cambiato il paese, è cambiata la percezione di noi stessi, e gli attuali governanti come Brunetta <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/06/19/partecipazione-e-responsabilita-riflessioni-aperte-su-sel/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=159&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Si è creato uno spartiacque politico, ma soprattutto etico-sociale e lunedì mi sono di nuovo sentita felice di essere italiana anche davanti agli occhi di amici europei che da anni mi interrogavano e non si spiegavano le sorti dell&#8217;Italia. E’ cambiato il paese, è cambiata la percezione di noi stessi, e gli attuali governanti come Brunetta &amp; C. ci sono ormai estranei, non solo non rappresentano la nostra idea di politica ma la loro presenza è un insulto al paese che vive, che produce, che ama.</p>
<p style="text-align:justify;">Non solo è merito delle primarie, delle amministrative e naturalmente dei referendum, ma prima di questi, della raccolte di firme un anno fa, e poi delle mobilitazioni per il lavoro e per la Fiom, della battaglia di studenti e ricercatori, dei precari e dei giovani di “il nostro tempo è adesso”, del movimento delle donne, insieme ai molti comitati per l&#8217;alternativa, delle liste di cittadinanza, delle cooperative per la decrescita felice, delle officine per il bene comune, le fabbriche e i laboratori politici che sono nate nell&#8217;arco di questo anno e che hanno rimesso in moto la coscienza civile. <strong>La passione e la riflessione politica hanno ripreso un senso alto per le persone e per la loro vita concreta.</strong> Gli italiani non sono sudditi ma cittadini e l&#8217;hanno dimostrato anche agli osservatori stranieri: proprio questi movimenti e in particolare le persone e la grandissima presenza dei giovani e delle donne dentro i comitati dell&#8217;acqua. Questo è un risveglio, un cambiamento sociale non azzerabile con opportunismi e con strategismi, una spinta collettiva e dal basso che è culminata nei referendum. Va detto con chiarezza che quello questo risveglio che è avvenuto è stato fatto dalla base. Ancora un dato deve essere ribadito perche’ mi pare sia stato trascurato: in questo referendum il 25% delle persone che ormai da tempo hanno abbandonato il voto, sono tornate a fare una scelta che ha un alto valore politico e che non si può rinchiudere dentro il perimetro di qualche partito.</p>
<p style="text-align:justify;">Dunque hanno vinto le persone di ogni età, hanno vinto i giovanissimi che si sono sentiti lontani dai partiti, perfino refrattari ad essi, ma che si sono mobilitati con impegno ed entusiasmo per mesi, fin dalla raccolta delle firme, con gioia, fantasia, ironia. E&#8217; vero che SEL è stato presente in questo processo, un merito che deve essere riconosciuto, tuttavia ora deve stare attenta a non soffocare questo risveglio, con tatticismi, personalismi o vecchie filiere. SEL deve arricchire la sua prospettiva politica proprio grazie a queste persone che nella società hanno agito questo risveglio. Dare spazio a queste persone facendole diventare protagoniste della politica con la P maiuscola. Quali sono, dunque, le richieste che sono emerse e che devono entrare a far parte della politica di SEL e che, fra numerose altre, mi paiono essenziali? Due: 1. partecipazione e 2. comunicazione/informazione. C’è infine un terzo punto, 3. responsabilità, sul quale verrò in conclusione.</p>
<p style="text-align:justify;">1.Partecipazione: Questa partecipazione non può venire strumentalizzata, usata all&#8217;occorrenza, espropriata del suo peso politico fino a perderla. Salutandoci due sere fa, in una cena con le persone che nel mio quartiere hanno lavorato nel comitato referendario, ci siamo salutati e abbracciati (molti di noi non si conoscevano prima) e ci siamo detti “restiamo uniti, restiamo attivi”. SEL, la sinistra devono quindi non solo intercettare (un termine che non mi piace perchè ha un sapore militaresco e strumentale) ma devono essere parte di pensieri ed elementi propulsori nella società, renderli progetto a un tavolo di governo. Non utilizzare un’istanza e farne materia di consenso, (modalità populistica e raccogliticcia) ma ispirare un concetto nuovo di consenso: ora devono essere i nostri amministratori a “consentire” con i cittadini, alle idee che i cittadini, i migranti, propongono agli amministratori stessi. E poi ora che abbiamo un’ampia e diffusa rete di amministratori non dovremmo proporre loro un progetto comune e chiedere loro di farsene coerentemente portatori? Potrebbero i nostri amministratori, per fare due esempi concreti, rendere operante in ogni luogo possibile il “modello Caulonia” sull&#8217;accoglienza dei tanti immigrati o fare propria l’esperienza di Nichi sulla riduzione dell’indennità?</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi ascoltare e proporre, ascolto e proposte, temi, progetti, programmi che devono essere risposte possibili, credibili, che vanno alla radice dei problemi in un dialogo e in un confronto continuo e inesausto con le persone nella loro realtà quotidiana lavorativa e affettiva, oltre che con i movimenti e le associazioni, gli altri partiti. E qui il compito dei nostri forum (nazionali e locali) deve essere proprio quello di non accontentarsi di fornire quadri generali, ma di entrare nel merito dei temi, ossia offrire delle proposte da confrontare con la realtà della vita delle persone ma approfondendo con capacità, fino a fornire articolati di legge. Per esempio &#8211; e qui non posso che elencare alcune delle istanze &#8211; un programma economico realistico dentro cui tentare una risposta a occupazione e precariato. L’ideologia liberista è ancora l’epicentro delle scelte economiche europee: privatizzare, contrarre i salari, contenere l’inflazione etc. La Grecia va osservata come esempio estremo del processo in atto. Ma dai referendum è uscita la critica decisa, la condanna della logica del profitto oltre che la centralità dei beni comuni e della loro gestione pubblica e collegiale; la richiesta di un progetto energetico nazionale; l’esigenza di una lettura coerente dell’Italia sulla scena internazionale; la necessità del rilancio dei finanziamenti pubblici ad una scuola, università e ricerca statali, una riaffermazione della sua dignità e del suo ruolo fondamentale per il progresso del paese; una soprattutto una richiesta di uguaglianza non solo nella giustizia, ma nell&#8217;accesso alle possibilità economiche e sociali, dunque la concretizzazione della democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">2. Comunicazione: anche questo è un tema del massimo rilievo fuori e dentro il nostro partito. Non parlo della questione pur importantissima della Rai e della informazione da parte dei media. Voglio solo evocare che in questa crescita della coscienza collettiva almeno nell’ultimo anno, i social networks, i video virali ecc. sono stati essenziali e hanno supplito e spesso corretto la carente e cattiva informazione pubblica. E inoltre il “Movimento 5 stelle”, anche se a volte presenta elementi discutibili, ha contribuito a far emergere e ha portato tra il popolo del web tanti temi sensibili alcuni dei quali, sono stati raccolti e diventati istanze politiche più generali. Spesso sentiamo parlare di comunicazione dal basso, ma attenzione, la comunicazione deve essere multidirezionale e se la comunicazione avviene in una sola direzione allora si tratta di un’affermazione pleonastica: se la comunicazione avviene in una sola direzione, allora è propaganda, non è comunicazione, ne’ informazione. Attenzione, perché questa è una nuova forma di opacità e di disuguaglianza che si replica non solo nelle TV e nella rete ma anche dentro il nostro partito, anche ai livelli locali. I due punti che ho affrontato – partecipazione e comunicazione &#8211; e tutto quello che abbiamo visto in questi mesi sono ascrivibili a una richiesta di uguaglianza e di democrazia. Connesso a questo è il mio terzo punto, e concludo. Non ritengo corretta l’idea che anche alcuni politologi hanno sostenuto, ossia che esista un trend globale verso la personalizzazione della politica. Noi abbiamo degli esempi che dimostrano il contrario: il modo di fare politica di Amelia, la strada che lei ci ha indicato, e Giuliano che l&#8217;ha percorsa e soprattutto i referendum hanno dimostrato chiaramente che esiste un modo collettivo, collegiale, partecipato, egualitario e comunicativo di fare politica.</p>
<p style="text-align:justify;">3. Responsabilità. Ecco dunque l’ultimo punto: la responsabilità di SEL per una politica di democrazia reale e partecipata e non funzionale a strategismi. In questa ottica, SEL dovrà proteggere l&#8217;istituto del referendum che è scelta e partecipazione da parte delle persone che prendono nelle proprie mani la cosa pubblica, la politica appunto. Questo istituto del referendum che non è una panacea ma un importante correttivo alla sregolatezza del potere, è il contenimento di fronte a un deficit democratico, deve quindi essere tutelato da futuri sicuri attacchi per svuotarlo, se non annientarlo. Ora che ha dimostrato il suo successo sarà oggetto di operazioni di aggiustamento perche’ il potere e la burocrazia lo contrastano. Centrale è la questione della legge elettorale e, in queste ore, i comitati che hanno appena festeggiato la vittoria si stanno già dando, con convinzione, appuntamento per il prossimo referendum. Ma qui, oggi, in questa assemblea della dirigenza di SEL dico che mi stanno a cuore le primarie per tutti: per selezionare la nuova dirigenza, per i deputati e per i senatori. So benissimo che le primarie possono essere solo una formula astratta, uno slogan, ma oggi sono uno strumento essenziale che ci serve a far emergere una progettualità e una energia originaria, che ci sono necessarie per indicare la prospettiva della nuova politica. Vogliamo un partito che porti avanti queste istanze e che non abbia come suo principale scopo il finanziamento o alcune carriere. Proprio ora i partiti appaiono alla gente l&#8217;anello mancante, manca quella forma partito capace di organizzare e di rappresentare questa parte di società che ha ritrovato la sua coscienza etica e civile e che è in movimento. SEL ha una responsabilità perche’ si è collocata nelle consultazioni elettorali, come partito che vuole essere di governo e che, quindi, deve assumere su di se&#8217; una progettualità, una coerenza e una continuità temporale che non è richiesta e non è necessariamente nelle corde dei movimenti che, dentro la società, sono soggetti a una ciclicità, a picchi e cali dati dalle acutizzazioni delle condizioni sociali. Deve ascoltarli, deve ascoltare le associazioni, l&#8217;ascolto è importante, ma come la vedo io, cosa ora vuol dire essere un partito? Prendere una parte, ma oggi non basta, <strong>oggi un partito deve essere quella parte e vivere quella parte. Quello che viene chiesto oggi è di essere quella parte.</strong> I partiti si sono distaccati dalla società e stanno solo recitando una parte. Ma non possiamo fare una politica che punta contemporaneamente sul rosso e sul nero. Le nostre proposte devono essere omogenee e coerenti. Ho sentito in questi giorni molte parole, frasi, concetti che spesso risuonavano simili se non uguali da diversi esponenti di partiti, ma allora è urgente sperimentare con chiarezza quello che e l’indirizzo di SEL, con i modi e con i contenuti che ho appena indicato. E attenzione a non intrappolarci in ricerche ossessive di alleanze elettorali, di gattopardesche dissolvenze. Vorrei finire con un esempio concreto di una serie di attività iniziate in un quartiere di Firenze la scorsa estate e che continuano ancora e alle quali ho partecipato e partecipo con convinzione. Un piccolo cantiere dell’alternativa in cui i vari partiti, volta a volta due o tre insieme a Sel, Pd, Idv, Federazione della sinistra su temi centrali come il rinnovamento della politica, i rifiuti, il PIL, le energie rinnovabili, la scuola e la ricerca, la democrazia ecc. hanno collaborato e collaborano con interventi dei loro esponenti cittadini e nazionali. In questi incontri abbiamo messo paradigmi a confronto, una cosa necessaria e utile, ma il mondo reale è stato, molto spesso, lasciato fuori, alla finestra.</p>
<p style="text-align:justify;">Assemblea Nazionale di <em>Sinistra Ecologia e Libertà, </em>Roma 18 giugno, 2011</p>
<p style="text-align:justify;">Guarda Video:</p>
<p><a href="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/330040/2564215">Intervento Assemblea Nazionale di SEL, Roma 18 giugno</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/159/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=159&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Parole nuove per concetti antichi : la retorica della guerra e la guerra umanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 16:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[soffio di vento]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Stiamo procedendo a passi di gambero ? Questioni e valori che negli ultimi trent’anni sembravano definitivamente acquisite dalla civiltà contemporanea come la condanna della tortura e l’uso della guerra, hanno ripreso fiato. Scriveva Norberto Bobbio nel 1966 nel saggio Il problema della guerra e le vie della pace: «La guerra moderna viene a porsi al di <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/04/03/parole-nuove-per-concetti-antichi-la-retorica-della-guerra-e-la-guerra-umanitaria/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=136&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Stiamo procedendo a passi di gambero ? Questioni e valori che negli ultimi trent’anni sembravano definitivamente acquisite dalla civiltà contemporanea come la condanna della tortura e l’uso della guerra, hanno ripreso fiato. Scriveva Norberto Bobbio nel 1966 nel saggio <em>Il problema della guerra e le vie della pace:</em></p>
<p style="text-align:justify;">«La guerra moderna viene a porsi al di fuori di ogni possibile criterio di legittimazione e di legalizzazione, al di là di ogni principio di legittimità e di legalità.»</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo l’attentato alle le torri gemelle ci siamo chiesti nuovamente se non sia in fin dei conti utile, legittimo torturare i veri e i presunti assalitori per farli confessare l’efferato crimine. Ma già nel 1763 Cesare Beccaria aveva spiegato a tutta la cultura occidentale che la tortura è non solo una procedura iniqua, ma è anche inutile : solo il debole (o l’innocente) è disposto a confessare anche colpe non sue pur di sottrarsi alle sofferenze mentre il criminale determinato non confesserà neppure sotto tortura.</p>
<p style="text-align:justify;">Con la guerra del Golfo, nel 1991, si è ricominciato a parlare di guerra giusta. Ma una guerra può essere giusta ? Un tema così importante merita una riflessione approfondita. Affrontare i temi della guerra e della pace non è una impresa facile. Tuttavia non è soddisfacente farne una lettura semplificata poiché proprio a causa delle semplificazioni, alcuni concetti eticamente accettabili diventano scudo per operazioni politiche, militari ed economiche che non hanno nulla a che vedere, e che sono spesso in netto antagonismo, con le convinzioni etiche evocate.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ il caso della guerra giusta o come oggi si dice, della guerra umanitaria.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Tre modelli nella storia moderna.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nella relazione fra gli stati il tema della guerra è centrale. Tre sono i modelli concettuali che si sono maggiormente affermati e hanno avuto un ruolo chiave nel corso della modernità :</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>Esiste un ordine      giusto che si basa sulla legge naturale. A partire da questa nozione di      ordine e di legge la guerra viene definita come una prassi il cui scopo è      ristabilire l’ordine naturale violato. Ne consegue la giustificazione      dell’azione di guerra. E’ possibile dunque delineare una serie di cause      che legittimano la guerra : cause giuste per una guerra giusta. Oltre      alla legittimità della guerra si può definire anche la sua legalità, ossia definire dei criteri di discriminazione e di proporzionalità. Si intende, così, sottomettere la guerra alle regole del diritto : il diritto può      regolare la violenza che si esprime nella guerra. E’ un pensiero che non      appartiene solo ai giuristi del Cinquecento e del Seicento ma che,      vedremo, viene oggi ripreso e reinterpretato. Parole nuove per concetti      antichi : la retorica della guerra.</li>
<li> Il modello hobbesiano invece afferma      che non esiste una legge naturale vincolante, né, quindi, un ordine      internazionale legittimo. Gli stati sono sovrani e detengono il diritto o      meno alla guerra. Per Hobbes non esiste un criterio oggettivo per      giudicare della giustezza o della iniquità di una guerra, ma solo      l’interesse del singolo stato.</li>
<li>Un terzo modello      elaborato tra Sei-Settecento è quello che si basa su un equilibrio tra le      potenze, tra gli stati. Impedire che uno stato consegua una condizione di      egemonia e di dominio su altri stati, ossia una condizione di equilibrio      internazionale emanciperebbe dall’uso della guerra.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;"><em>La nuova guerra detta guerra umanitaria</em></p>
<p style="text-align:justify;">Uno dei capisaldi dei sostenitori contemporanei della guerra giusta è la necessità, da parte della comunità politica, di punire i malfattori, di punire chi viola la giustizia. Ma per questo scopo c’è proprio il tribunale internazionale e la guerra non può essere considerata una procedura giudiziaria. Non solo sarebbe un giudizio sommario l’identificazione del colpevole, ma la punizione ricadrebbe in gran parte su innocenti e indifesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Lasciamo da parte la questione della “guerra santa”, che viene affermata a partire da questioni che si connettono strettamente alla fede religiosa (qualunque essa sia). La guerra santa trae la sua giustificazione a partire dal concetto di giustizia ma si fonda unicamente su un ideale (spesso ultraterreno) di tipo religioso. Va da sé che a questo ideale religioso si affiancano o diventano preponderanti interessi materiali, economici.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma arriviamo al centro del ragionamento: “la guerra umanitaria” è la forma della guerra che  oggi si afferma come necessaria per difendere una parte della popolazione di uno stato estero da forme di usurpazione politica, di violazione dei diritti umanitari dichiarati fondamentali dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, e dalla Carta dell’Onu del 1945.</p>
<p style="text-align:justify;">Tale tipo di guerra in realtà è un conflitto armato convenzionale anche se di genere nuovo e che si legittima internazionalmente facendo appello alla tutela dei diritti, all’esportazione e/o al sostegno della democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">Caratteri della nuova guerra detta guerra umanitaria:</p>
<p style="text-align:justify;">1. è una guerra “asimmetrica” spesso combattuta da potenze occidentali (in coalizione) verso stati singoli, di solito militarmente inferiori e definiti, a secondo delle occasioni, in modo dispregiativo “stati canaglia”.</p>
<p style="text-align:justify;">2. è una guerra secondo cui “in situazioni di crisi estrema” (<em>extrema ratio</em>) è possibile violare i vincoli stabiliti, ad esempio che i civili non godono più di uno status rigoroso di immunità e, come “danni collaterali”,  possono essere oggetto di attacchi militari.</p>
<p style="text-align:justify;">3. è una guerra che anzi viola anche gli standard internazionali, classicamente definiti con il termine di guerra giusta. La guerra giusta era unicamente una guerra difensiva. I requisiti e le caratteristiche della guerra giusta erano stati stabiliti nella convinzione che “morale e diritto sono superiori alla politica e possono regolare la violenza che si esprime nella guerra”<a href="#_ftn1">[1]</a>. In tale quadro si erano elaborati dei criteri di “discriminazione” (tra innocenti e colpevoli) e criteri di proporzionalità (rispetto alla gravità dell&#8217;offesa arrecata) per definire in generale dei criteri di legalità della guerra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma questi standard internazionali tradizionali erano stati definitivamente superati dall’art 1 della Carta dell’ONU:   «1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace.»</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo l’art 1 della Carta dell’ONU la guerra non è né legale, né legittima. Solo una successiva reiterpretazione della Carta (in una condizione di debolezza dell’ONU stesso) ha permesso una serie di applicazioni semplificate lasciandone in secondo piano gli articoli fondamentali. Si è riconosciuta una condizione di “emergenza suprema” che si è trasformata in una “emergenza morale” come risultato di valutazioni politiche unilaterali. Il diritto internazionale positivo ammette l’uso della forza in un unico caso: la legittima difesa. Oggi il diritto internazionale reinterpreta la Carta ammettendo l’intervento armato umanitario con o senza il consenso ONU.</p>
<p style="text-align:justify;">La Costituzione italiana è inequivocabile: ripudia la guerra e anche le cosiddette “asettiche operazioni di polizia internazionale&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Interrogativi inevitabili</em></p>
<p style="text-align:justify;">Un bombardamento, anche “intelligente”, l’uccisione di civili, la distruzione di infrastrutture economiche e sociali, la distruzione di beni artistici e naturali, l’inquinamento del territorio possono definirsi interventi umanitari?</p>
<p style="text-align:justify;">Ci siamo interrogati sulla responsabilità collettiva dei paesi in stato di guerra? Ci siamo chiesti se i soldati di quei paesi in guerra sono colpevoli o innocenti? Ci siamo interrogati sulle potenze occidentali che fanno operazioni di guerra ma che non vogliono perdite proprie? che combattono sì una guerra ma fuori dai propri territori, sui territori di altri? Ci siamo interrogati sull’uso delle tecnologie militari e informatiche? Sulla rilevanza che le economie nazionali hanno nella definizione di questi interventi armati umanitari? E’ legittimo affermare come universali valori elaborati dal diritto internazionale occidentale basato sul diritto degli individui ma che non tengono conto dei cosiddetti <em>asian values</em>? Queste guerre umanitarie non sono piuttosto espressioni di politiche unilaterali ed imperiali di una o più superpotenze? Uccidere è affermare la pace?</p>
<p style="text-align:justify;">Queste e altre domande sono cancellate dall’appello a una emergenza morale che evocando valori alti ci esime dal rispondere alle questioni cruciali che la guerra, ogni guerra, impone e che non sono evitabili.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine, ammettere la guerra umanitaria &#8211; anche come “ultima ratio” &#8211; delegittima e indebolisce il percorso, seppure difficile e lungo, quale è il processo politico, diplomatico, sociale per la pace e per la difesa dei diritti delle persone.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Raccontare la storia della nozione di guerra umanitaria è il modo per smascherare, oggi, l’inganno della guerra.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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<hr size="1" />
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<p style="text-align:justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Marco Geuna, <em>Guerra giusta e guerra umanitaria. Appunti per una critica delle giustificazioni contemporanee dei conflitti armati,</em> in <em>«Una strana gioia di vivere»</em> <em>a Grado Giovanni Merlo,</em> a cura di M. Benedetti e M.L. Betri, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2010, pp. 505-530, p.515,</p>
</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/136/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=136&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sottoscrivere l’inizio di una guerra è siglare il fallimento per tutta l’umanità</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 20:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[soffio di vento]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[«No fly zone! pityful abject hypocrisy &#8211; more sales for the gun men, more power for the west.» scrive un amico inglese. M’indigna il gran discutere dei politici di professione, in queste ore, su fly zone sì, fly zone no, sulla necessità dell’intervento a difesa delle popolazioni civili, sul sostegno al vento di democrazia nel Mediterraneo <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/03/20/sottoscrivere-l%e2%80%99inizio-di-una-guerra-e-siglare-il-fallimento-per-tutta-l%e2%80%99umanita/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=124&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">«No fly zone! pityful abject hypocrisy &#8211; more sales for the gun men, more power for the west.» scrive un amico inglese.</p>
<p style="text-align:justify;">M’indigna il gran discutere dei politici di professione, in queste ore, su <em>fly zone</em> sì, <em>fly zone</em> no, sulla necessità dell’intervento a difesa delle popolazioni civili, sul sostegno al vento di democrazia nel Mediterraneo e via elencando.</p>
<p style="text-align:justify;">Come se tutto ciò che accade non avesse un passato prossimo oltre che un passato lontano. Uno <em>ieri</em> in cui non ci siamo preoccupati delle popolazioni civili, non abbiamo saputo vedere e sostenere il vento di democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure « pane e libertà » dice con chiarezza che senza un’uguaglianza sociale, una equità nella distribuzione delle risorse, senza una critica non incerta al neoliberismo, la parola libertà diventa debole e può venire professata da chiunque e perfino issata su un’asta da guerra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma è necessario ricordare che di queste popolazioni civili ci siamo solo preoccupati affinché non giungessero sulle nostre coste. Bastava non sapere o fingere di non sapere che venivano annientate in varie forme, nell’inganno di una impossibile partenza. Venivano seviziati e picchiati nei campi profughi o mandati a morire nel deserto o « semplicemente » fatti sparire.</p>
<p style="text-align:justify;">M’indigno e domando : « Dov’era e che faceva tutto l’imponente apparato diplomatico mondiale ? Dov’era e che faceva la politica ? ». Distratte dall’agenda economica che decide chi è « buono » e chi è « cattivo » ? Chi è democratico e chi è tiranno a seconda dei vantaggi che singole aziende o stati possono trarne ?</p>
<p style="text-align:justify;">Nel momento dell’indignazione e della sofferenza per l’avvio di una nuova guerra vorrei licenziare tutti i diplomatici e tutti i ministri degli esteri coinvolti, magari insieme ai loro governi.</p>
<p style="text-align:justify;">Sottoscrivere l’inizio di una guerra è siglare il fallimento per tutta l’umanità.</p>
<p style="text-align:justify;">I nostri politici, e non parlo solo degli italiani, (sarebbe troppo facile !) hanno analizzato ciò che mutava nella società nordafricana ? Si sono interrogati sulla formazione di un tessuto nuovo di persone che alla rivolta per la sussistenza coniugava quella per il riscatto sociale, per l’equità, della democrazia, per la difesa, per i diritti fondamentali ? Le cancellerie, nei secoli passati, nel Rinascimento e durante le prime guerre moderne in Europa ricevevano dispacci costanti dai propri inviati, e ora con la rapidità di circolazione delle informazioni possono ragionevolmente e sinceramente dichiararsi sorprese ? Non credo.</p>
<p style="text-align:justify;">Forniamo armi, e poi ci sorprendiamo, forniamo risorse al tiranno e non al suo popolo e poi ci dichiariamo sorpresi, siamo sordi quando si leva qualche voce, qualche intellettuale, qualche docente universitario per chiedere il sostegno dell’Europa migliore e del mondo. La carcerazione o la sparizione di queste persone non ci interessa, piuttosto è meglio mettere in sicurezza i pozzi di petrolio. Lì certo le pressioni non mancano, poiché non mancano interessi occidentali.</p>
<p style="text-align:justify;">Li chiamiamo venti di democrazia, ma lasciamo a se stesse popolazioni che insorgono, si ribellano e che per trovare la propria strada all’uguaglianza sociale e alla democrazia hanno bisogno dell’attenzione di tutti noi di un confronto alla pari, non con una prospettiva eurocentrica.  Siamo noi che sordi e addormentati abbiamo bisogno di riscoprire parole come rispetto, diritto, uguaglianza, libertà; questi popoli, disegnando la loro propria storia di oggi possono aiutarci, ad un tempo, a riannodare i nostri fili dimenticati.</p>
<p style="text-align:justify;">La Libia, i popoli nordafricani sono parte della nostra storia, insieme a essi abbiamo costruito la nostra cultura e, oggi, devono essere parte del nostro futuro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossecorsare.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossecorsare.wordpress.com/124/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=124&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Intervento all’assemblea regionale toscana di &#8220;Sinistra ecologia e libertà&#8221;</title>
		<link>http://rossecorsare.wordpress.com/2011/02/21/relazione-all%e2%80%99assemblea-regionale-toscana-di-sinistra-ecologia-e-liberta/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 19:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documento politico della Presidenza, le relazioni dei due candidati al compito di coordinatore regionale e gli interventi che mi hanno preceduta hanno sottolineato aspetti programmatici centrali sui quali intervenire con la nostra iniziativa politica, una politica che si deve iscrivere nelle pratiche non negoziabili della democrazia, della trasparenza e della partecipazione plurale. Il mio <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/02/21/relazione-all%e2%80%99assemblea-regionale-toscana-di-sinistra-ecologia-e-liberta/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=115&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il documento politico della Presidenza, le relazioni dei due candidati al compito di coordinatore regionale e gli interventi che mi hanno preceduta hanno sottolineato aspetti programmatici centrali sui quali intervenire con la nostra iniziativa politica, una politica che si deve iscrivere nelle pratiche non negoziabili della democrazia, della trasparenza e della partecipazione plurale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il mio intervento si articolerà su due punti che mi pare valga la pena mettere in maggiore rilievo. La centralità del ruolo delle regioni sancita nel 2001 dalle modifiche costituzionali del Titolo V, pongono al centro alcuni temi difficili che richiedono a SEL una specifica attenzione politica e iniziativa programmatica. La condizione di privilegio politico e culturale della nostra regione impone il ruolo di guida sui molti aspetti già evocati oggi (ambiente, precariato ecc.) ma vorrei attirare l’attenzione di questa assemblea e del futuro coordinatore su due aspetti da aggiungere alla già ricca discussione e che mi limito ad accennare:</p>
<p style="text-align:justify;">a) Sul modo come il federalismo debba essere attuato: un tema che ridisegnerà in tempi brevi la nostra nazione. Su questo tema SEL si deve impegnare affinché non si stravolgano i fondamenti di equità sociale e non si lasci attuare una torsione della idea di una formazione culturale nazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">b)    Fa parte proprio dei fondamenti della uguaglianza e della equità sociale, che è prima di tutto basata su una concezione della società in cui vogliamo vivere, la difesa dell’istruzione scolastica, della formazione permanente.  Gli investimenti della regione per l’università e per la ricerca scientifica diventeranno aspetti sempre più rilevanti ma si aprirà anche il rischio della regionalizzazione, di una perdita di autonomia, della perdita di indirizzi nazionali e di debolezza nel confronto internazionale, rischi che si stanno prefigurando nelle forme del reclutamento e nella regolamentazione della collaborazione tra privato e pubblico.</p>
<p style="text-align:justify;">Questioni molto interconnesse, che in parte stiamo già analizzando nei forum provinciali.</p>
<p style="text-align:justify;">Il federalismo in tutto questo può costituire un’opportunità, può offrire un’occasione per un’attenzione maggiore in tanti settori e in particolare in quello della formazione e della ricerca, ma richiede allo stesso tempo una nostra visione forte della direzione in cui vogliamo far procedere la nostra regione.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui vengo al secondo punto. Non credo che possiamo trascurare questo aspetto, proprio ora che ci stiamo avvicinando ad un progressivo sgretolamento del PDL, del suo presidente e ci stiamo avviando verso le elezioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Sul tema elezioni apro una parentesi: la necessità delle primarie per scegliere le candidature a tutti i livelli, consiglieri regionali, parlamentari, presidenti, non è un tema negoziabile. Su questo punto SEL Toscana deve essere un esempio di attuazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma riprendo il secondo punto. In un panorama dove FLI è debole, il centro è ondivago, e il PDL inizia a cedere, mi domando se la Lega potrebbe attestarsi presso i cittadini disorientati come il nuovo perno della politica italiana. Agli occhi dell’Italia poco reattiva, la Lega rischia di presentarsi come il partito che si smarca dal libro paga di Berlusconi, come è invece il PDL. Può presentarsi anche in Toscana di fronte a un tessuto sociale oppresso dalle paure: paura della crisi che morde, paura di ondate migratorie, paura di forme di delinquenza nelle città e nei paesi. La Lega, lo sappiamo, sa molto bene cavalcare tutte queste paure e sa presentarsi attenta alle esigenze dei cittadini, non solo delle campagne e delle vallate.</p>
<p style="text-align:justify;">Non dobbiamo pensare che questa sia una questione lontana da noi, né lasciarci irritare dalla rozzezza delle suppellettili verbali leghiste e pensare così che non avrà presa. In un panorama in cui mancheranno punti di riferimento, dove permangono forti le difficoltà della sinistra, mi chiedo se la Lega non potrà convogliare malcontenti, disaffezione, delusione.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima di avviarmi alla conclusione vorrei fare un cenno alla questione del Mediterraneo: una serie di eventi grandi e importanti, che anche lì ci devono far riflettere oltre l’entusiasmo e servire di ammaestramento per SEL.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ vero che è stata un’emozione vedere le piazze parlare così chiaramente al mondo, e tutti noi ci siamo chiesti perché anche in Italia non si affermava la stesso impeto di cambiamento. Tuttavia il processo è complesso, perché ci sono elementi diversi, e perché molto del futuro democratico o meno in questi paesi mediterranei si gioca nella capacità di far emergere una nuova classe dirigente in grado di portare avanti questo processo di democratizzazione. Un nuovo non facile poiché i governi autoritari, le dittature esplicite o implicite hanno in comune il carattere di impedire, di dissuadere lo sviluppo politico delle persone e preferiscono richiamare alla unità popolare fittizia attorno a un premier, un capo.</p>
<p style="text-align:justify;">E qui, alla fine, vorrei proporre la seguente riflessione. Il nostro partito è nato da poco, si sta ora organizzando ed è proprio in questo momento, a questo punto che è necessaria una particolare cura verso SEL. Ne ho discusso a lungo e ne discuto con i compagni. L’esigenza della cura del nostro partito si può sentire in diversi modi, ma per me avere cura di SEL significa farlo nascere e crescere su pilastri che ne garantiscono una vita vera.</p>
<p style="text-align:justify;">La chiarezza delle idee, la trasparenza dei metodi, mi paiono elementi essenziali non solo da enunciare ma da forzarsi ad applicare subito e sempre.</p>
<p style="text-align:justify;">Molti guardano al nostro partito con attesa e speranza e l’esistenza di questi possibili elettori è la prova della giustezza della nostra esistenza. E ancora sono numerosi i compagni che, alla loro prima esperienza politica o dopo aver lavorato in associazioni, si sono fatti parte attiva in SEL. Ho l’impressione, in verità, che sono una parte molto ampia in SEL, anche se costituiscono la parte più silenziosa, più diffusa e forse meno percepibile dentro il nostro partito.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia esiste sempre, per un naturale processo, il raggrumarsi di esperienze politiche passate. Esperienze importanti che devono costituire un humus d’arricchimento per tutti noi ma che non devono rischiare una nuova ossificazione, nelle idee e nelle pratiche. E’ necessario invece ampliare e incoraggiare la partecipazione attiva di compagne e di compagni, di differenti e molteplici esperienze politiche anche se non partitiche, non lasciare inascoltato quel ricco e quel nuovo di cui parla sempre Vendola.</p>
<p style="text-align:justify;">Ascoltare per capirsi, ascoltarsi per trovare una sintesi comune e sempre realmente aperta. Tenere la barra dritta alla chiarezza delle idee e alla trasparenza delle pratiche, pur nelle inevitabili difficoltà. Ma è preferibile una verità difficile su cui tuttavia è possibile costruire saldamente: questo, secondo me, è avere un futuro e questo, per me, è avere cura del nostro partito.</p>
<p style="text-align:justify;">Luisa Simonutti</p>
<p style="text-align:justify;">Assemblea regionale, Ponte a Elsa, 20 febbraio, 2011</p>
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		<title>La necessità del diverso: una sfida difficile</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 21:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi oggi contesterebbero l’affermazione che apparteniamo a una società multiculturale e che la pluralità d’idee e di storie sono un contributo culturale essenziale. Tuttavia, la nostra società, i nostri dintorni vitali, la nostra quotidianità di relazioni nel lavoro, nelle amicizie, nella politica sono una realtà escludente. Nella società di oggi, come nelle società del passato, <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/01/30/la-necessita-del-diverso-una-sfida-difficile/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=110&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Pochi oggi contesterebbero l’affermazione che apparteniamo a una società multiculturale e che la pluralità d’idee e di storie sono un contributo culturale essenziale. Tuttavia, la nostra società, i nostri dintorni vitali, la nostra quotidianità di relazioni nel lavoro, nelle amicizie, nella politica sono una realtà escludente.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella società di oggi, come nelle società del passato, il dissonante, ossia colui che non si omologa alla voce comune è additato come errante, come colui che sbaglia, come l’«eretico». Risultava e risulta tutt’ora difficoltoso tenere conto del pensiero e del contributo culturale e politico di chi non fa parte del sistema, di chi è disconnesso dal potere sistematico e sistematizzante.</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi come nel passato, una società – civile quanto si vuole – accetta il dissonante, il critico, il non omologato solo quando è costretta a farlo, quando non può farne a meno, pena la sua frattura. «Tollerare» quindi il diverso, proprio nel senso storico e cattolico, ossia accettare il male minore, significa “permettere” che il diverso sieda accanto all’omologo ma sempre nella speranza che quest’ultimo riporti alla retta ragione il “dissonante”.</p>
<p style="text-align:justify;">Viceversa, essere inclusivi significa dare uguale valore, uguale legittimità, uguale sostanza alle idee degli altri come alle proprie. Fare questo non è un atto di “bontà”, né un atto “politicamente corretto” è 1) praticare l’uguaglianza di tutti  e per tutte le persone; 2) è comprendere che il diverso è una parte essenziale di un qualsiasi processo scientifico, umano, conoscitivo, politico per poter ampliare le proprie prospettive, per promuovere il miglioramento sociale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sull’eguaglianza</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Diritto ed eguaglianza sono prima di tutto convinzioni personali che si concretizzano nel rispetto e in una disposizione empatica verso l’altro. Queste convinzioni personali sono condizioni pre-politiche. Sono una base necessaria su cui si fonda il processo democratico e il rapporto di fiducia e di responsabilità e devono costituire il tessuto connettivo della società e di un partito che si impegna  a proporre pratiche di parità e di uguaglianza.</p>
<p style="text-align:justify;">La democrazia non è fatta solo di regole esplicite e trasparenti, che sono ovviamente necessarie, ma è qualcosa che si radica nel comportamento di ciascun individuo e che legittima e rende reale ed efficace la democrazia stessa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tutte le verità sono parziali </strong></p>
<p style="text-align:justify;">La scienza ha progredito, in egual modo, grazie ai risultati positivi così come grazie agli errori, alle sperimentazioni fallite, ai percorsi che appaiono inaspettati seppure dopo lunghe e approfondite ricerche. La storia degli uomini, delle società antiche e delle società moderne ha avuto nelle figure e nelle correnti “ereticali” – non mi riferisco affatto esclusivamente al piano religioso, ma soprattutto a quello sociale, economico e culturale – elementi propulsori fondamentali, anelli di svolta, salti inaspettati, che hanno messo in discussione in modo profondo regole affermate come fossero &#8220;sacre&#8221;, convinzioni religiose e politiche che erano state promulgate come  fossero “vere”.</p>
<p style="text-align:justify;">Eretici e ribelli: le anomalie dentro un “corpus” qualsiasi sia esso la famiglia, un partito o la globalità della nostra società sono quelli che pongono la centralità del dubbio, gli interrogativi. Tutte le verità sono parziali. Una società, un ceto politico che si rispecchiano solo nella propria autoaffermazione, nell’omologazione a se stesso, nel riconoscimento tautologico di sé, pur autodefinendosi aperti e progressivi in realtà, invece, procedono ciechi e sordi.</p>
<p style="text-align:justify;">Per essere inclusivi non basta dichiararsi tali, ma scegliere la via difficile di praticare l’uguaglianza tra tutte le persone cedendo parti di sovranità ai “diversi”, ai dissenzienti, ai disconnessi dal sistema prevalente ed egemone, mettendosi in discussione, mettendo in discussione parti del proprio potere allo scopo dichiarato di realizzare un percorso di idee, di ricerche, di impegno sociale, economico, politica come attività davvero condivise.</p>
<p style="text-align:justify;">Una sfida inesausta, certamente un’etica difficile.</p>
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		<title>Frammenti di storia della tolleranza</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 20:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[soffio di vento]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Locke]]></category>
		<category><![CDATA[tolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il brillante oratore rivoluzionario Mirabeau rilevava già nel 1789, la necessità di ripensare lo strumento concettuale e pratico della tolleranza. Nel suo scritto Sur la liberté des cultes, scriveva infatti: “Je ne prêcherai pas la tolérance car la liberté la plus illimitée de religion est à mes yeux un droit si sacré que le mot <a href="http://rossecorsare.wordpress.com/2011/01/28/frammenti-di-storia-del-concetto-di-tolleranza/" class="excerpt-more-link">[&#8230;]</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossecorsare.wordpress.com&amp;blog=18703087&amp;post=101&amp;subd=rossecorsare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il brillante oratore rivoluzionario Mirabeau rilevava già nel 1789, la necessità di ripensare lo strumento concettuale e pratico della tolleranza.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel suo scritto <em>Sur la liberté des cultes</em>, scriveva infatti:</p>
<p style="text-align:justify;">“Je ne prêcherai pas la tolérance car la liberté la plus illimitée de religion est à mes yeux un droit si sacré que le mot tolérance, qui voudrait l’exprimer, me paraît en quelque sorte tyrannique lui-même, puisque l’existence de l’autorité qui a le pouvoir de tolérer attente à la liberté de penser, par cela même qu’elle tolère et qu’ainsi, elle pourrait ne pas tolérer” (H.-G. De Riqueti Mirabeau)</p>
<p style="text-align:justify;">Mirabeau esortava in modo inequivocabile, filosofi e politici a elaborare una nuova idea di tolleranza che si distaccasse dalla definizione originaria di “sopportazione” strategica quanto temporanea di un male (sia esso politico o religioso), e che, di conseguenza, prendesse le distanze dalla sua connotazione storica di concessione arbitraria di privilegi. Tale idea di tolleranza era stata una conquista sofferta e un’eredità, peraltro insostituibile, elaborate dalla tradizione politica Cinque-seicentesca.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tolleranza come “Permissio negativa mali”.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La prima età moderna concepiva dunque la tolleranza come “sopportazione” caritatevole di chi è nell&#8217;errore.  “Permissio negativa mali”: la tolleranza consisteva in una semplice permissione transitoria, un “laisser faire” poiché non era possibile provvedere diversamente. Tale permissione aveva una connotazione chiaramente negativa, non implicava alcuna approvazione o alcuna definitiva concessione di libertà d’agire. L’idea di tolleranza, così intesa, conteneva anzi una forte componente di stigmatizzazione e biasimo per un male che è necessario provvedere a rimuovere. Vale la pena rilevare che, dal punto di vista dottrinario, la chiesa cattolica è rimasta fedele a questa concezione della tolleranza lungo tutta la modernità fino ai decenni recenti.</p>
<p style="text-align:justify;">“Cette définition montre que la tolérance ne saurait, au sens réel du mot, être décorée du titre de vertu,“</p>
<p style="text-align:justify;">decretava l’ampia voce “Tolérance” contenuta nel <em>Dictionnaire de théologie catholique</em>, di A.Vacant ed E. Mangenot, pubblicato durante la prima metà del Novecento .</p>
<p style="text-align:justify;">Pur rappresentando un momento cruciale nella formulazione di una politica di tolleranza nella prima età moderna, l’Editto di Nantes promulgato da Enrico IV nel 1598, non si discosta dal connotare la tolleranza come privilegio accordato, seppure in modo irrevocabile, ad un popolo o a parte di esso in virtù di meriti acquisiti o per la magnanimità dell&#8217;autorità regia. Questo editto, pur nella lungimiranza del suo esito giuridico, non era riuscito a sancire definitivamente un diritto. Lungi dal legittimare il dualismo religioso o un pluralismo di credi sul suolo nazionale e lungi dal riconoscere loro uno statuto di uguaglianza dogmatica e sociale, queste concezioni della tolleranza mantenevano i caratteri dell’”esclusione”,  e delineavano con maggiore efficacia i caratteri di eccezionalità, i limiti e la diversità e marginalità dell’”altro”. Non solo l&#8217;unità confessionale ma anche la conformità religiosa del re con quella dell&#8217;intero reame, il superamento della condizione di guerra civile e il raggiungimento della pace sotto il governo stabile della monarchia francese furono tra le questioni di stato più rilevanti, alla fine del Cinquecento. Con il principiare del Seicento e lungo tutto il secolo, il regime di convivenza e concordia civile che l’Editto di Nantes assicurava alla Francia non riuscirà, tuttavia, a nascondere le sue intrinseche difficoltà legislative e testuali e anzi ne accentuerà le ambiguità e i limiti sia politici che sociali.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso del Seicento, gli autori che rioccuparono di questioni teologico-politiche non fondarono più esclusivamente il loro appello alla tolleranza, le sue origini e la sua legalità unicamente sul rapporto privilegiato dei sudditi con il loro re, sulla professione di fedeltà al re nei confronti della sua politica interna ed estera, né fondarono le loro riflessioni unicamente sull&#8217;ideale umanistico di una concordia cristiana radicata nell&#8217;impronta universalista della chiesa medievale. Nei loro scritti essi esaminarono la debolezza della prospettiva ecumenica secondo la quale il concetto teorico e pratico di tolleranza si basava sulla precettistica cristiana della sopportazione caritatevole di chi è nell&#8217;errore.  Essi misero in piena luce l’irrealizzabilità dell’ideale irenico il quale richiedeva la delineazione di un “credo minimo”, basato su un buon uso delle capacità razionali dell&#8217;uomo, condivisibile dalle varie confessioni cristiane.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli stessi autori condannarono, inoltre, l’efferatezza contenuta nell&#8217;impegno dei chierici, sia cattolici che riformati, a convertire “gli altri”, gli eretici, gli ebrei ecc. alla “vera” confessione di fede, mediante un perseverante sforzo di proselitismo basato sulla coercizione delle coscienze e sulla violenza invece che sull&#8217;insegnamento e sullo studio dei testi biblici.  Il polemista ugonotto Aubert de Versé, in uno scritto del 1684, aveva affermato la necessità di tollerare tutti i credi religiosi &#8211; «on doit tolerer dans la Societé civile toutes sortes d&#8217;heretiques. Cela est trop clair par la raison et pour la foy».  Nel 1687, nel <em>Traité de la liberté de conscience</em> <em>ou de l&#8217;autorité des Souverains sur la Religion des Peuples,</em> (Cologne, (Amsterdam), pp. 3-4), Aubert de Versé affermava:</p>
<p style="text-align:justify;">«Les lumiéres de la raison nous dictent que comme les Souverains n&#8217;ont point d&#8217;autre droit, ni d&#8217;autre pouvoir que celui qui réside naturellement et originairement dans les Peuples, et dont les Peuples ont pû se depouïller, pour en revêtir les Souverains; donc les Souverains n&#8217;ont aucun droit de forcer leurs Peuples d&#8217;embrasser ou de professer telle ou telle Religion. Parce qu&#8217;il est certain que les Peuples n&#8217;avoient point le doit de se forcer les uns les autres sur ce sujet.»</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> Tolleranza: una storia importante</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dal punto di vista sociale ed economico fu esemplare il caso dei Paesi Bassi. Fu la prova evidente che tollerare una pluralità di religioni, garantire politicamente la molteplicità delle <em>aeresis</em>, ossia delle scelte, (secondo il significato originario del termine greco) non equivaleva a propagare l’errore dottrinale e a coniugarlo con il disordine morale, l’insicurezza politica ma costituiva un elemento di stabilità sociale e di prosperità economica.</p>
<p style="text-align:justify;">The constitutional principal established in 1579 by the Peace of Utrecht, recitava infatti:</p>
<p style="text-align:justify;">That every man should remain free in his Religion, and none be examined or entrapped for that Cause.  And the steady adherence to that <em>Maxim</em> has mainly contributed to cherish and support them under all difficulties ever since, so that &#8217;tis one of the Foundamental Principles of our Policy; the firmest <em>Pile </em>that bouys up our Magnificent Stadt-House. &#8216;This <em>That</em> to which we owe our <em>Populousness</em>, and consequently our Trade, Riches and Strenght; the Engine whereby we have at once Drained other Nations, and mounted our selves to such an Ascendent of Opulency and Power, as to vye with the most pleintiful <em>Kingdoms </em>and tallest <em>Monarchs</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Non occorre ricordare che John Locke, un secolo dopo, proprio durante il suo soggiorno in Olanda, redigeva la sua famosa <em>Letter concerning toleration</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">I materiali concettuali che ho fino a qui elencato diventano elementi costitutivi di un&#8217;etica sociale e si codificano in un diritto di libertà (freedoms) e un diritto alla tolleranza che troverà piena espressione nel pensiero illuminista e nei secoli a noi più vicini.</p>
<p style="text-align:justify;">Tocca ai pensatori illuministi sancire il pieno riconoscimento dell&#8217;uguaglianza civile dei sudditi, siano essi riformati o cattolici, e affermare uguale legalità e dignità sociale delle due o di più religioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli editti di tolleranza del XVI e XVII secolo, sia in Francia che in Inghilterra si erano limitati a concedere all’ “altra religione” e a poche altre sette religiose, la possibilità del pubblico culto ma pur sempre con significativi limiti giurisdizionali e geografici.</p>
<p style="text-align:justify;">Non più concessioni temporanee e arbitrarie di tolleranza, ma diritti riconosciuti (“gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”) per natura e sanciti dalla <em>lex, </em>recita la “Dichiarazione” dell’89<em>.</em> La riflessione politica degli illuministi valicava ora i limiti di una concezione della tolleranza intesa come privilegio accordato, seppure in modo irrevocabile, ad un popolo o a parte di esso.  Lungo il diciottesimo secolo, l’intenso dibattito sui diritti dell’individuo e del cittadino pone la necessità di una ridefinizione del concetto di tolleranza che implicava ora la legittimazione e il riconoscimento reciproco delle “alterità” civili e religiose. La tolleranza universale come fratellanza è oramai una virtù. Il riscatto dalla sua semantica negativa è, da Voltaire, compiuto nell’ultimo capitolo del suo <em>Traité.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nella sua opera <em>The history of the decline and fall of the Roman empire</em>, (2nd ed. 1776) Edward Gibbon si fa erede delle riflessioni di Montesquieu sul mondo greco-romano e dei giudizi di Voltaire concernenti la tolleranza come stigma delle culture antiche. Amplia la sua ricerca sia con capacità erudita che con spirito d’universalità, e nel paragrafo dal titolo “General observations on the fall of the Roman Empire in the West”, nello spazio di poche righe, enuncia le cause militari (armate mercenarie, potere dispotico) e le cause socio-religiose (diffusione e abusi del cristianesimo) che contribuirono alla caduta dell’Impero romano. Ancora più noto il capitolo XV del I volume della sua opera dedicato a “The progess of the christian religion, and the sentiments, manners, numbers, and conditions, of the primitive christians”, nel quale elenca le cinque principali motivazioni dell’affermarsi del cristianesimo:</p>
<p style="text-align:justify;">“I. The inflexible, and, if we may use the expression, the intolerant zeal of the christians [...]. II. The doctrine of a future life [...]. III. The miraculous powers ascribed to the primitive church. IV. The pure and austere morals of the christians. V. The union and discipline of the christian republic, which gradually formed an independent and increasing state in the heart of the Roman empire. [...]. A sigle people refused to join in the common intercourse of mankind.”</p>
<p style="text-align:justify;">Connotato da queste inflessibili prerogative, il cristianesimo rifiutò di unirsi “to the maxims of universal toleration” che regolavano il bene comune e l’armonia religiosa dell’impero romano e costituì una delle principali cause della rovina del mondo antico.</p>
<p style="text-align:justify;">La storiografia contemporanea, su questo tema in particolare (ossia quello relativo al rapporto tolleranza – stabilità – prosperità) risulta debitrice dell’opera di Gibbon. Alcune delle più recenti riflessioni critiche economiche e socio-politiche intorno al concetto di tolleranza rimandano, a Gibbon e oltre Gibbon, all’esemplarità degli antichi e alla correlazione riscontrabile tra “declino” e “intolleranza” e le utilizzano come paradigma nell’analisi economico-politica delle nazioni e delle società contemporanee.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oltre la tolleranza.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La maturazione del concetto di tolleranza, nel corso della lunga modernità, si era confrontata con progetti irenici e utopici e non si era limitata alla libertà interiore delle coscienze.  Alla certezza di una verità unica e preminente aveva opposto la consapevolezza della fallibilità della conoscenza umana e dunque l’impossibilità o quanto meno l’incertezza intorno alla verità, alla sua preminenza, alla sua unicità. Questa etica del dubbio, e in questo consiste il suo correttivo teorico e pratico, costringe la riflessione intorno al concetto di tolleranza a interrogarsi continuamente sui mutamenti di linguaggio, di metodo oltre che sui contenuti, per non rimanere essa stessa prigioniera di una “verità”, religiosa o politica che si asserisce e si ripresenta come unica.  Inoltre, i più recenti conflitti politici hanno riaffermato falsi patriottismi e pregiudizi, hanno imposto nuove riflessioni intorno al concetto di integrazione e assimilazione politica-giuridica ed economica di comunità rifugiate. Moderni Refuges: refugies conseguenza di guerre e oppressioni del XX e XXI secolo. Nuove  eresie: chiese e comunità religiose di dottrine diverse e talvolta contrastanti nel credo e nel culto.  Elementi che mettono continuamente sotto i nostri occhi le difficoltà contenute in concetti come <em>toleration, assimilation, integration, conformity, respect</em> e nell’attuazione di una convivenza comune entro i confini dell’etica e della legalità di una nazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Se dal punto di vista teorico la tolleranza trova il suo supporto in un’etica del dubbio, dal punto di vista della pratica essa deve rivolgersi ad una “etica della relazione” nel doppio significato, di “dialogo” e, soprattutto, in quelli di “relativismo” ed “empatia”, affinché l’incontro, il confluire tra culture, religioni e politiche differenti e antagoniste non proceda nella direzione della violenza, della supremazia e delle rivendicazioni ideologiche ma promuova la democrazia, la libertà e la dialettica del riconoscimento reciproco tra il cittadino e il suo Stato.</p>
<p style="text-align:justify;">Strumenti concettuali come quello della tolleranza non appartengono esclusivamente alla cultura occidentale, come già i filosofi settecenteschi avevano messo in luce, ma sono condivisi nel variegato mondo islamico e nelle culture del medio e dell’estremo oriente. Ibridazioni reciproche tra Est e Ovest avvenute nel corso della Storia che ancora devono essere studiate e approfondite come archetipi di problematiche attuali e che devono essere utilizzate come paradigmi d’arricchimento culturale e sociale, di emancipazione e di cosmopolitismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Come individuare una normativa statale che garantisca libertà, diritti umani e sicurezza dello stato e allo stesso tempo garantisca la protezione e il rispetto delle identità “diverse”? Vie quali quella della assimilazione e della conformità, sia nelle esperienze storiche Sei-settecentesche (es il refuge ugonotto) sia nella esperienza politica internazionale di oggi, hanno mostrato l’incapacità di garantire il rispetto della identità culturale e sociale degli “altri” –una questione che richiede un esame specifico e che ora sono obbligata a lasciare da parte- e richiedono la sperimentazioni di nuovi modelli sociali e statali basati sulla empatia come processo conoscitivo dell’alterità e sulla corresponsabilità nella gestione politica dello stato.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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