PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITA’ Riflessioni aperte su SEL

Si è creato uno spartiacque politico, ma soprattutto etico-sociale e lunedì mi sono di nuovo sentita felice di essere italiana anche davanti agli occhi di amici europei che da anni mi interrogavano e non si spiegavano le sorti dell’Italia. E’ cambiato il paese, è cambiata la percezione di noi stessi, e gli attuali governanti come Brunetta & C. ci sono ormai estranei, non solo non rappresentano la nostra idea di politica ma la loro presenza è un insulto al paese che vive, che produce, che ama.

Non solo è merito delle primarie, delle amministrative e naturalmente dei referendum, ma prima di questi, della raccolte di firme un anno fa, e poi delle mobilitazioni per il lavoro e per la Fiom, della battaglia di studenti e ricercatori, dei precari e dei giovani di “il nostro tempo è adesso”, del movimento delle donne, insieme ai molti comitati per l’alternativa, delle liste di cittadinanza, delle cooperative per la decrescita felice, delle officine per il bene comune, le fabbriche e i laboratori politici che sono nate nell’arco di questo anno e che hanno rimesso in moto la coscienza civile. La passione e la riflessione politica hanno ripreso un senso alto per le persone e per la loro vita concreta. Gli italiani non sono sudditi ma cittadini e l’hanno dimostrato anche agli osservatori stranieri: proprio questi movimenti e in particolare le persone e la grandissima presenza dei giovani e delle donne dentro i comitati dell’acqua. Questo è un risveglio, un cambiamento sociale non azzerabile con opportunismi e con strategismi, una spinta collettiva e dal basso che è culminata nei referendum. Va detto con chiarezza che quello questo risveglio che è avvenuto è stato fatto dalla base. Ancora un dato deve essere ribadito perche’ mi pare sia stato trascurato: in questo referendum il 25% delle persone che ormai da tempo hanno abbandonato il voto, sono tornate a fare una scelta che ha un alto valore politico e che non si può rinchiudere dentro il perimetro di qualche partito.

Dunque hanno vinto le persone di ogni età, hanno vinto i giovanissimi che si sono sentiti lontani dai partiti, perfino refrattari ad essi, ma che si sono mobilitati con impegno ed entusiasmo per mesi, fin dalla raccolta delle firme, con gioia, fantasia, ironia. E’ vero che SEL è stato presente in questo processo, un merito che deve essere riconosciuto, tuttavia ora deve stare attenta a non soffocare questo risveglio, con tatticismi, personalismi o vecchie filiere. SEL deve arricchire la sua prospettiva politica proprio grazie a queste persone che nella società hanno agito questo risveglio. Dare spazio a queste persone facendole diventare protagoniste della politica con la P maiuscola. Quali sono, dunque, le richieste che sono emerse e che devono entrare a far parte della politica di SEL e che, fra numerose altre, mi paiono essenziali? Due: 1. partecipazione e 2. comunicazione/informazione. C’è infine un terzo punto, 3. responsabilità, sul quale verrò in conclusione.

1.Partecipazione: Questa partecipazione non può venire strumentalizzata, usata all’occorrenza, espropriata del suo peso politico fino a perderla. Salutandoci due sere fa, in una cena con le persone che nel mio quartiere hanno lavorato nel comitato referendario, ci siamo salutati e abbracciati (molti di noi non si conoscevano prima) e ci siamo detti “restiamo uniti, restiamo attivi”. SEL, la sinistra devono quindi non solo intercettare (un termine che non mi piace perchè ha un sapore militaresco e strumentale) ma devono essere parte di pensieri ed elementi propulsori nella società, renderli progetto a un tavolo di governo. Non utilizzare un’istanza e farne materia di consenso, (modalità populistica e raccogliticcia) ma ispirare un concetto nuovo di consenso: ora devono essere i nostri amministratori a “consentire” con i cittadini, alle idee che i cittadini, i migranti, propongono agli amministratori stessi. E poi ora che abbiamo un’ampia e diffusa rete di amministratori non dovremmo proporre loro un progetto comune e chiedere loro di farsene coerentemente portatori? Potrebbero i nostri amministratori, per fare due esempi concreti, rendere operante in ogni luogo possibile il “modello Caulonia” sull’accoglienza dei tanti immigrati o fare propria l’esperienza di Nichi sulla riduzione dell’indennità?

Quindi ascoltare e proporre, ascolto e proposte, temi, progetti, programmi che devono essere risposte possibili, credibili, che vanno alla radice dei problemi in un dialogo e in un confronto continuo e inesausto con le persone nella loro realtà quotidiana lavorativa e affettiva, oltre che con i movimenti e le associazioni, gli altri partiti. E qui il compito dei nostri forum (nazionali e locali) deve essere proprio quello di non accontentarsi di fornire quadri generali, ma di entrare nel merito dei temi, ossia offrire delle proposte da confrontare con la realtà della vita delle persone ma approfondendo con capacità, fino a fornire articolati di legge. Per esempio – e qui non posso che elencare alcune delle istanze – un programma economico realistico dentro cui tentare una risposta a occupazione e precariato. L’ideologia liberista è ancora l’epicentro delle scelte economiche europee: privatizzare, contrarre i salari, contenere l’inflazione etc. La Grecia va osservata come esempio estremo del processo in atto. Ma dai referendum è uscita la critica decisa, la condanna della logica del profitto oltre che la centralità dei beni comuni e della loro gestione pubblica e collegiale; la richiesta di un progetto energetico nazionale; l’esigenza di una lettura coerente dell’Italia sulla scena internazionale; la necessità del rilancio dei finanziamenti pubblici ad una scuola, università e ricerca statali, una riaffermazione della sua dignità e del suo ruolo fondamentale per il progresso del paese; una soprattutto una richiesta di uguaglianza non solo nella giustizia, ma nell’accesso alle possibilità economiche e sociali, dunque la concretizzazione della democrazia.

2. Comunicazione: anche questo è un tema del massimo rilievo fuori e dentro il nostro partito. Non parlo della questione pur importantissima della Rai e della informazione da parte dei media. Voglio solo evocare che in questa crescita della coscienza collettiva almeno nell’ultimo anno, i social networks, i video virali ecc. sono stati essenziali e hanno supplito e spesso corretto la carente e cattiva informazione pubblica. E inoltre il “Movimento 5 stelle”, anche se a volte presenta elementi discutibili, ha contribuito a far emergere e ha portato tra il popolo del web tanti temi sensibili alcuni dei quali, sono stati raccolti e diventati istanze politiche più generali. Spesso sentiamo parlare di comunicazione dal basso, ma attenzione, la comunicazione deve essere multidirezionale e se la comunicazione avviene in una sola direzione allora si tratta di un’affermazione pleonastica: se la comunicazione avviene in una sola direzione, allora è propaganda, non è comunicazione, ne’ informazione. Attenzione, perché questa è una nuova forma di opacità e di disuguaglianza che si replica non solo nelle TV e nella rete ma anche dentro il nostro partito, anche ai livelli locali. I due punti che ho affrontato – partecipazione e comunicazione – e tutto quello che abbiamo visto in questi mesi sono ascrivibili a una richiesta di uguaglianza e di democrazia. Connesso a questo è il mio terzo punto, e concludo. Non ritengo corretta l’idea che anche alcuni politologi hanno sostenuto, ossia che esista un trend globale verso la personalizzazione della politica. Noi abbiamo degli esempi che dimostrano il contrario: il modo di fare politica di Amelia, la strada che lei ci ha indicato, e Giuliano che l’ha percorsa e soprattutto i referendum hanno dimostrato chiaramente che esiste un modo collettivo, collegiale, partecipato, egualitario e comunicativo di fare politica.

3. Responsabilità. Ecco dunque l’ultimo punto: la responsabilità di SEL per una politica di democrazia reale e partecipata e non funzionale a strategismi. In questa ottica, SEL dovrà proteggere l’istituto del referendum che è scelta e partecipazione da parte delle persone che prendono nelle proprie mani la cosa pubblica, la politica appunto. Questo istituto del referendum che non è una panacea ma un importante correttivo alla sregolatezza del potere, è il contenimento di fronte a un deficit democratico, deve quindi essere tutelato da futuri sicuri attacchi per svuotarlo, se non annientarlo. Ora che ha dimostrato il suo successo sarà oggetto di operazioni di aggiustamento perche’ il potere e la burocrazia lo contrastano. Centrale è la questione della legge elettorale e, in queste ore, i comitati che hanno appena festeggiato la vittoria si stanno già dando, con convinzione, appuntamento per il prossimo referendum. Ma qui, oggi, in questa assemblea della dirigenza di SEL dico che mi stanno a cuore le primarie per tutti: per selezionare la nuova dirigenza, per i deputati e per i senatori. So benissimo che le primarie possono essere solo una formula astratta, uno slogan, ma oggi sono uno strumento essenziale che ci serve a far emergere una progettualità e una energia originaria, che ci sono necessarie per indicare la prospettiva della nuova politica. Vogliamo un partito che porti avanti queste istanze e che non abbia come suo principale scopo il finanziamento o alcune carriere. Proprio ora i partiti appaiono alla gente l’anello mancante, manca quella forma partito capace di organizzare e di rappresentare questa parte di società che ha ritrovato la sua coscienza etica e civile e che è in movimento. SEL ha una responsabilità perche’ si è collocata nelle consultazioni elettorali, come partito che vuole essere di governo e che, quindi, deve assumere su di se’ una progettualità, una coerenza e una continuità temporale che non è richiesta e non è necessariamente nelle corde dei movimenti che, dentro la società, sono soggetti a una ciclicità, a picchi e cali dati dalle acutizzazioni delle condizioni sociali. Deve ascoltarli, deve ascoltare le associazioni, l’ascolto è importante, ma come la vedo io, cosa ora vuol dire essere un partito? Prendere una parte, ma oggi non basta, oggi un partito deve essere quella parte e vivere quella parte. Quello che viene chiesto oggi è di essere quella parte. I partiti si sono distaccati dalla società e stanno solo recitando una parte. Ma non possiamo fare una politica che punta contemporaneamente sul rosso e sul nero. Le nostre proposte devono essere omogenee e coerenti. Ho sentito in questi giorni molte parole, frasi, concetti che spesso risuonavano simili se non uguali da diversi esponenti di partiti, ma allora è urgente sperimentare con chiarezza quello che e l’indirizzo di SEL, con i modi e con i contenuti che ho appena indicato. E attenzione a non intrappolarci in ricerche ossessive di alleanze elettorali, di gattopardesche dissolvenze. Vorrei finire con un esempio concreto di una serie di attività iniziate in un quartiere di Firenze la scorsa estate e che continuano ancora e alle quali ho partecipato e partecipo con convinzione. Un piccolo cantiere dell’alternativa in cui i vari partiti, volta a volta due o tre insieme a Sel, Pd, Idv, Federazione della sinistra su temi centrali come il rinnovamento della politica, i rifiuti, il PIL, le energie rinnovabili, la scuola e la ricerca, la democrazia ecc. hanno collaborato e collaborano con interventi dei loro esponenti cittadini e nazionali. In questi incontri abbiamo messo paradigmi a confronto, una cosa necessaria e utile, ma il mondo reale è stato, molto spesso, lasciato fuori, alla finestra.

Assemblea Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Roma 18 giugno, 2011

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Intervento Assemblea Nazionale di SEL, Roma 18 giugno

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