Quasi uguali

La parola “equità” ha oscurato il concetto di uguaglianza. L’equità oggi è affermata come metro di giustizia sociale e di temperamento del rigore, ma è davvero così? Il principio di uguaglianza è un valore primario che richiede che gli individui abbiano le stesse opportunità: serve a colmare le disuguaglianze che hanno segnato il loro percorso personale e sociale. Altro è invece il concetto di equità che oggi è usato per giustificare la modifica delle condizioni secondo una pretesa idea di imparzialità. Ma questa non tiene conto della erosione dei diritti, della cultura e dell’impoverimento subito in questi anni solo da alcuni cittadini. La presunta equità si nutre e nutre disuguaglianze.

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Da Utoya a Firenze

Restiamo sempre sorpresi davanti allo scoppio della violenza: ci coglie sempre impreparati e attoniti. Certo, è così, la violenza ci sorprende sempre. Ne prendiamo le distanze, sconcertati. Tuttavia non basta. Non basta il cordoglio e la solidarietà. La violenza delirante e assassina a Utoya e a Oslo a luglio, oggi le uccisioni devastanti di Modou e di Mor, il ferimento di altre tre persone a Firenze.  In mezzo tante forme di violenza che attraversano quotidianamente « la civile Europa », le città italiane: dalla morte per « un pugno amico », all’assalto al campo rom di Torino, alla violenza di tutti i giorni in nome dell’onore, in nome della fede, in nome di una qualsiasi passione che dimentica il rispetto, la ragione, il corpo, i sentimenti, i diritti.

La responsabilità dei singoli individui attori di queste violenza è indiscutibile, folli certamente poiché violare e uccidere gli esseri umani è la vera follia di sempre. Ma non si tratta semplicemente di un insondabile delirio dentro una mente, uno scoppio assimilabile alla follia, certo è questo, ma esso nasce dentro un individuo fragile e si alimenta di un lento montare di pensieri e di azioni.

Mi aveva colpito, nella ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto la strage di Utoya, che nel leggere il diario e il blog di Breivik giornali e commentatori avessero posto l’accento sulla figura delirante dell’assassino lasciando su uno sfondo indistinto – e quindi relegandola al disinteresse – la serie di relazioni che egli aveva costruito in mesi e anni, contatti che aveva consultato (per email, di persona?) per redigere il suo diario-blog e scritti e pensieri altrui a cui si era ispirato. “C’è anche una sezione dedicata agli schieramenti politici da appoggiare. Un elenco suddiviso per Paesi, inclusa l’Italia, dove vengono fatti i nomi di movimenti di ieri e di oggi. Da Alleanza Nazionale passando per la Lega Nord, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, La Destra, il Fronte Sociale Nazionale, Forza Nuova e Destra Nazionale » precisava un articolo su « Repubblica » del 24 luglio.  Una rete di persone che forse non avevano incoraggiato le sue idee ma che di certo le avevano sottovalutate e hanno « lasciato fare » come si fa con gli stravaganti.

Una chiamata alle armi contro l’Islam, il rifiuto del multiculturalismo, la critica rozza ai politici europei progressisti, colpevoli di aver trasformato l’Europa in “Eurabia” aprendo le porte ai migranti, rovinando la sua città, il suo quartiere. Una idea distorta della religione e una convinzione delittuosa di nazionalismo e di razzismo. Tanti elementi che accomunano l’assassino di Utoya e l’assassino di Firenze. Rabbia lucida, determinazione xenofoba.

Disagio sociale, crisi culturale, responsabilità politiche, le disuguaglianze che aumentano, l’accentuarsi della subalternità di gruppi sociali, di aree geografiche o di fasce generazionali. In questo si radicano atteggiamenti di sopraffazione che si impongono con facilità perché sono “intuitivi” e per questo facilmente condivisibili. Solo il frutto di una elaborazione razionale – che è prima di tutto una conquista culturale dell’individuo e del suo contesto sociale – e l’impegno effettivo della politica a creare legami di solidarietà, di comprensione e di reciproco rispetto possono delineare una organizzazione sociale giusta e comprensiva.

Il disagio, l’intolleranza, la paura di ogni diversità divengono sempre più percepibili e diffusi, fomentati da una strategia reazionaria in cerca di capri espiatori ; il problema è prima di tutto culturale e poi è il modo concreto per attuare ogni giorno diritti e democrazia.