Elezioni 2012: non disaffezione ma richiesta di buona politica

Possiamo dirci sorpresi dal risultato delle elezioni amministrative di qualche settimana fa? Certamente alcuni esiti sono stati eclatanti: la frantumazione del PDL e della Lega, e anche il grande consenso ottenuto dal Movimento 5 stelle. Meno sorprendente, ma invece molto preoccupante, è l’altissima astensione dal voto: più di un elettore su due resta a casa con un calo dell’affluenza al ballottaggio di oltre 17 punti, ossia ben oltre il dato fisiologico. Ma c’è un dato che invece sorprende: nei cinque comuni in cui il M5S è giunto al ballottaggio, tra primo e secondo turno la riduzione dell’affluenza è stata molto limitata (di soli 5,5 punti) soprattutto in ragione del fatto che i grillini proprio nel secondo turno sono riusciti a rimobilitare una significativa quota di elettori.

A questi elementi di riflessione aggiungo i risultati dei referendum in Sardegna. I quesiti (senza entrare nel merito delle questioni) giornalisticamente definititi anti-casta riguardavano, per esempio, l’abolizione delle province, la riduzione dello stipendio e del numero dei consiglieri regionali e tutti i dieci referendum, in quasi tutta l’isola, hanno raggiunto il quorum e sono stati confermati.

Perché dunque questi due esempi? Perché mi pare che essi costituiscano una prova chiara, non della indifferenza dei cittadini alla politica o di un indistinto sentimento di antipolitica di cui per mesi si è sentito parlare ma, al contrario, della volontà delle persone 1. di partecipare alla politica, 2. della richiesta di una politica che rinnovi modalità, figure e progettualità e 3. di una disponibilità a spendere il proprio voto per un partito o per una coalizione che si dimostri convintamente portatrice di queste richieste di rinnovamento.

Ma questo risveglio del desiderio di partecipare alla “cosa pubblica” l’avevamo già visto un anno fa con il movimento delle donne e con i quattro sì ai referendum: erano stati una richiesta di buona politica e di una politica coraggiosa.

Ma l’ho visto anche in una recente e certamente più limitata esperienza, nel corso della preparazione di un’iniziativa fatta due settimane fa a Firenze dal titolo un po’ provocatorio “Diversi. E allora?” promossa dal forum cultura fiorentino di Sinistra ecologia libertà: due giorni di approfondimento e informazione sui temi del razzismo e della discriminazione; una iniziativa costruita e condivisa nel corso di quattro mesi con oltre quaranta associazioni e movimenti che operano su questi temi (associazioni dei migranti, Arci, Anpi, Cospe, Oxfam, L&G e via elencando) e con i partiti del centrosinistra. Questa esperienza è stata un importante osservatorio per molte ragioni: in primo luogo, la gran parte delle persone che l’hanno costruita erano giovani, ciò significa che i giovani non sono distanti dalla politica se si propongono loro temi sensibili e di rilievo;  in secondo luogo, larga parte delle numerose persone che hanno lavorato al progetto provenivano dalle associazioni, dunque persone socialmente molto attive, ma che hanno espresso il proprio dissenso all’intervento e dibattito da parte di politici che non avessero un ruolo istituzionale, argomentando che i politici non ascoltano, e semmai strumentalizzano associazioni e movimenti per fini elettorali.

Vorrei dunque concludere sottolineando che l’allontanamento dai partiti non è frutto solo o principalmente di una disaffezione qualunquista da parte di cittadini, ma è una risposta, è una protesta contro un sistema partitico immobile, incapace di rinnovarsi e di offrire progetti lungimiranti e condotti con competenza e con coerenza.

Sinistra ecologia libertà sa e saprà rendersi riconoscibile come parte di questo nuovo corso? Credo di sì, ma credo anche che abbiamo perso un anno e mezzo di tempo che avremmo dovuto impiegare a costruire un progetto politico-sociale fatto di alcuni punti essenziali – più volte elencati – caratterizzanti e approfonditi con due cardini: a) formazione, ricerca e autoformazione permanente come base della egemonia culturale della sinistra e b) sviluppo sostenibile per una società della speranza.

Nelle elezioni dello scorso anno i nostri sindaci ci avevano indicato una strada: in questo anno avremmo dovuto costruire questo orizzonte insieme alla parte di società che si impegna, al mondo delle associazioni e in questo orizzonte progettuale risiederebbe ora la nostra autonomia propositiva e la nostra autorevolezza di fronte a tutte le persone e di fronte ai partiti del centrosinistra. Invece, l’irrigidimento difensivo che mi pare di cogliere in molte federazioni provinciali e la immobilità e la sterilità progettuale che vedo anche in realtà territoriali che dovrebbero essere coraggiosamente esemplari, mi fa temere che debolezze propositive, subalternità e attendismi non convincano cittadini e simpatizzanti a investire con passione ed energia sul nostro partito.

A livello nazionale e in tutti i luoghi del partito abbiamo davanti una via: costruire un progetto articolato, competente e coerente nel dialogo con le parti attive della società per farci riconoscere, dentro l’arco del centrosinistra, come la punta innovatrice capace di governare la complessità della politica italiana nella direzione di una Europa solidale e non cinica, una Europa delle persone e non della finanza.

Luisa Simonutti

Roma, 26 maggio 2012, Assemblea nazionale Sinistra Ecologia Libertà

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Diversi. E allora?

Diversi. E allora?
Due giorni carichi di riflessioni e di condivisioni. Per chi non ha potuto partecipare abbiamo messo on line tutti gli interveti (o quasi). Qui sono con Giovanna Malgeri e Pape Diaw!