Come e per quale orizzonte sociale agire sono scelte politiche primarie

ImmagineCredo che oggi, se intendiamo fare politica – e non fare puri esercizi di potere – dobbiamo metterci in discussione a livello nazionale e nei luoghi dove viviamo.

Ci sono momenti e luoghi (la campagna elettorale, i comizi, per esempio) in cui fare appello al cuore ma ora è il tempo della riflessione e della ricostruzione. Ma come? Con il dialogo e con il confronto coraggioso tra compagne e compagni, tra simpatizzanti e soprattutto con tutte le persone e le realtà di centro-sinistra che circondano Sinistra Ecologia Libertà, la sinistra diffusa in diverse associazioni e anche la parte del Partito Democratico in sofferenza.

Ma come agire in modo autorevole e non subalterno, non subalterni alle scelte congressuali altrui per esempio, ma con lo sguardo rivolto a leggere e interpretare la realtà, non con atteggiamento supponente di chi pretende di avere la verità, che naturalmente non possiede, ma con un convinto moto di ascolto per comprendere.  Quindi non atteggiamenti ambigui, scorciatoie strumentali, non compiacenze o slogan, ma un’autentica voglia di andare nella società, curiosi, curiosi per apprendere, per costruire, per proporre al confronto aperto i temi che conosciamo tutti bene.

Ma non basta dire ‘dobbiamo’, ‘dobbiamo’ e fare solo esortazioni a noi stessi, non basta dire ‘sono necessari questi e quest’altri temi’. L’autorevolezza della nostra proposta politica – soprattutto qui in provincia di Firenze – si afferma attraverso il “come” proponiamo, il “come” realizziamo i nostri punti programmatici. Metodo, pratica e idealità nella loro interconnessione: il ‘come’ è qualificante. Altrimenti parleremmo anche noi per semplificazioni riducendo, in fondo, le cose ad essere un po’ tutte uguali, come fanno alcuni politici locali e nazionali.

COME, dunque: con la piena gratuità del nostro operare, con coraggio nel metterci in discussione, nell’imparare da ciò che avviene attorno. Non belle parole, ma politiche concrete, capacità di guidare i processi sui nostri temi: sul tema del lavoro, su come e cosa è oggi il lavoro, sul tema del Diritto vivente, sulla riforma dei “diritti di proprietà”, sulla scuola pubblica che a Bologna sarà, temo, gravemente umiliata, sui beni comuni insieme alla Costituente proposta da Rodotà, Settis, Carlassare ecc., Con una visione molto critica della economia e di fronte alle versioni pacificate che ci vengono offerte (viceversa una nuova bolla finanziaria è arrivata in Europa dal Giappone e dagli Stati Uniti e noi non ne parliamo). Contro la corruzione, contro l’evasione, contro l’incrocio di interessi tra economia e politica. Ponendo la questione del femminicidio non solo come una questione di ordine pubblico ma come la conseguenza di una profonda arretratezza culturale e sociale da rimuovere con assoluta urgenza.

Ma ‘il come affrontare’ i temi salienti non è indifferenziato, non è ininfluente, al contrario costituisce la scelta politica primaria anche dentro il centro-sinistra.

COME, dunque, procedere quotidianamente: con viso e gesti aperti, interrogandosi assieme ad altri, con luoghi informati e ampi di discussione anche per una autoformazione alla cultura politica seria; andando a cercare, andando a ricoinvolgere le persone che si sono allontanate, ma non perdute alla politica onesta, e soprattutto facendo un’azione politica che renda protagonista le persone che – e sono tante- desiderano partecipare attivamente, desiderano far sentire la propria voce ed esperienza e non solo venire sollecitati in occasione degli appuntamenti elettori. Queste persone chiedono che la loro voce ed esperienza siano prese in conto (anche attraverso il web, prezioso strumento non salvacondotto), che le loro esperienze contino davvero nel processo politico. Sono questi i soggetti politici realmente vivi, oggi. Non rivolgersi, dunque, ai vertici ma alle tante persone attive, sensibili che vogliono trovare un luogo accogliente dove fare Politica con la P maiuscola.

 (Intervento all’Assemblea federale di SEL Firenze, 13 maggio 2013)

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Voci plurali, non autoreferenzialità

ImmagineLa condizione politica di stallo e l’aggravarsi quotidiano della sofferenza sociale chiedono che Sinistra Ecologia Libertà esponga con chiarezza quali sono gli obiettivi concreti che si propone per la società italiana e per l’Europa e in che modo SEL vede il proprio contributo davanti alle domande del paese e tra queste: giustizia sociale, partecipazione, trasparenza, efficienza, moralità. E la sfida si svolge in Europa, sono d’accordo.

Sinistra Ecologia Libertà deve, a mio avviso, scegliere senza incertezze di stare assieme a chi combatte le disuguaglianze e a chi opera per invertire quel processo degenerativo della comunità (evasione, corruzione, conflitto d’interessi, esclusione e paure) che hanno caratterizzato 20 anni della nostra società e dei partiti.

Dobbiamo tenere ora, con maggiore decisione, a sinistra la coalizione.

Abbiamo, noi di Sinistra Ecologia Libertà, un problema di credibilità da riconquistare soprattutto presso quelli che vogliamo rappresentare che sono appunto le parti deboli, ultime della società che tutti citano strumentalmente, ma che ogni giorno muoiono o soffrono nella solitudine e nel silenzio. Vi faccio un esempio che mi ha ovviamente molto colpito: ho incontrato giorni fa una mia compagna di infanzia, nel buon Friuli, che mi ha raccontato che gli ultimi giorni del mese fa dieta: infatti riesce a garantire i pasti solo ai due figli, pur avendo un piccolo lavoro, ma avendo scelto la via della dignità come donna e come persona.

Davanti a tutto questo non possiamo restare autoreferenziali.

Siamo un lievito e non un piccolo partito, d’accordo. Ma diciamoci con onestà intellettuale che nel PD il miscelamento di culture politiche di diversa provenienza non si è realizzato e che in questi due anni e mezzo neppure in SEL le fusioni sono avvenute (ed eravamo molto motivati!) e anzi sono state misconosciute la ricchezza delle voci e l’apporto dei militanti che a Sinistra Ecologia Libertà si sono avvicinati, senza percorsi partitici precedenti ma proprio in virtù del progetto politico che SEL aveva saputo proporre, così lo è stato per me. Quindi non è questione di essere giovani o vecchi – che sono categorie del mercato e non della politica – e neppure di essere dentro o fuori la macchina istituzionale: è questione di progettualità e di coerente realizzazione di essa e non di esercizio di tecniche di potere.

 Non credo neppure che basti un nuovo contenitore per iniziare una storia nuova, non credo a opzioni correntizie seppure in luoghi più ampi, né a incollamenti,  né a partiti che abbiano come preoccupazione principale la autoconservazione in qualcuna delle forme attuali.

Sono convinta che fare politica ora significhi mettersi in discussione.

E soprattutto, le compagne e i compagni chiedono luoghi di discussione informata per approfondire i processi in cui crediamo e che intendiamo avviare, processi condotti nella trasparenza e con la partecipazione attiva di tutti.

In questa ottica, faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo coordiamento nazionale, ma sottolineo che è opportuno esplicitare il metodo di selezione del nuovo coordinamento che non credo sia opportuno venga scelto per partenogenesi ma richieda una aperta consultazione.

Sinistra Ecologia Libertà deve essere in grado di rispondere con soluzioni reali alle disuguaglianze, alla finanziarizzazione dell’Europa e dell’Italia, deve saper garantire la salute e l’istruzione permanente a tutta la popolazione sul nostro territorio, così da garantire la pace e il disarmo interno ed esterno.

Penso che questi siano i temi per ritrovare la nostra autorevolezza politica, la nostra autonomia progettuale e penso che ora soprattutto il nostro compito sociale sia quello di attuare uno strabismo virtuoso che ci spinga ad agire e a guardare contemporaneamente nelle due direzioni: verso il PD o meglio verso un certo PD, e verso protagonisti che sono contro quell’egemonia dei mercati che si spinge fin nelle scelte valoriali individuali; dobbiamo rivolgerci ai movimenti che difendono i diritti civili e sociali, i beni comuni, quel mondo politico alla nostra sinistra, diffuso attorno a noi, deluso e grillino che non abbiamo saputo leggere, che non abbiamo saputo interpretare e per il quale non abbiamo saputo essere il lievito.

Ancora un esempio: parlando con i miei figli (27 e 23 anni, la criticità di questa generazione e paradigmatica) mi dicevano che a differenza della mia generazione, la cosa più triste è che loro non hanno “l’ottimismo del futuro”. Dobbiamo guardare attraverso questi loro occhi per ritrovare il senso del nostro progetto.  Altrimenti, forse saremo utili a noi stessi, ma non saremo utili al paese.

(Intervento alla Assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, 13 aprile 2013)