No al terrorismo, no alle guerre

L’ISIS colpisce le persone al ristorante, allo stadio, al teatro, per la strada, in riva al mare, nei centri commerciali, nella redazione di giornale, su un autobus. Il terrorismo deve essere fermato. Quale o quali sono i modi davvero efficaci? E’ la domanda in tutti noi.
Forse quando si è all’estero, si diventa più sensibili a molte sollecitazione e alle emozioni. Ci si sente più indifesi in particolare davanti al terrorismo. Il linguaggio non nativo, il suono, le espressioni colpiscono più fortemente…. E il dover comprendere un’altra lingua aiuta anche a riflettere e ad andare oltre il rutilare continuo di frasi, parole, espressioni enfatizzate… continuamente e oltremodo ripetute. Anche se fossero giuste e ragionevoli, ma non lo sono, si trasformerebbero tuttavia in un suono inutile. Anzi, nocivo perché ottundono la capacità di riflettere, addormentano, impigriscono il nostro spirito critico. E’ infatti molto più semplice acconsentire al pensiero altrui e ripetere amplificando quello che ci appare, a pelle giusto….Ma oltre a questo, no, non siamo spinti a riflettere. Così, ascoltare le notizie TV in una lingua straniera costringe ad ascoltare con attenzione e a capire, oltre i suoni…
E allora, improvvisamente: no condanno il terrorismo, ma non mi convincerete, non acconsentirò a nessuna guerra.
E allora, un crescendo di appelli alla guerra, ad incrementare le risorse economiche –milioni di euro, di dollari, di sterline- per acquistare armi, aerei e navi da guerra. Si sente ripetere che si deve intensificare gli interventi, che i paesi amici devono allinearsi contri i paesi nemici; che non bastano più i droni perché non sono efficaci quanto “the boots on the ground”…le truppe di terra, i mezzi pesanti che attraverseranno con armi di morte paesi già profondamente devastati dalle bombe, dalla guerra interna per bande, dalla crescente povertà della povera gente…..I poveri sempre più poveri e costretti e convinti a morire o a fuggire per le bombe, per la violenza in tutte le sue forme, per la fame, per la paura.
Nessuno parla dei morti sotto i bombardamenti, nessuno dice che i droni non colpiscono con precisione, ossia uccidono i civili: è questo il modo efficace di combattere i terroristi dell’ISIS? uccidendo poveri incolpevoli e forse anche inconsapevoli di ciò che sta accadendo attorno a loro? Offrendo nuovi argomenti ai terroristi dell’ISIS per accreditarsi presso queste popolazioni emarginate e stremate? Nessuno dice che è l’emarginazione – sottile o proclamata- e non la religione, non la nazionalità delle persone che vivono nelle periferie delle nostre città europee a essere il terreno fertile per il terrorismo? Nessuno parla dell’inganno socio-culturale del consumismo, dell’individualismo esasperato e della scomparsa dei valori della convivenza, del disprezzo della reciproca conoscenza, del rispetto reciproco?
Perché solo poche voci chiedono che si fermi la vendita delle armi, che si isolino economicamente e politicamente i governi – non i cittadini, ma i governanti- che finanziano direttamente o indirettamente la guerra? Perché sono poche le voci che chiedono un processo diplomatico e umanitario di pace portato avanti con convinzione come via privilegiata?
Perché lasciamo che questo riecheggiare di appelli di guerra da est a ovest, da nord a sud del Mediterraneo sovrastino i pensieri di pace? Perché non ci chiediamo a chi serve incrementare la paura? A chi serve ripetere che ora bisogna combattere con le armi e con l’invio di militari; a chi serve trascurare un investimento economico pacifico per attuare il welfare e lo sviluppo dei paesi dove l’Europa ha fortissime responsabilità coloniali e post coloniali? A chi serve lasciare che i paesi nord africani e centro africani siano attraversati da lotte tra bande? A chi serve continuare una politica di colonizzazione economica e finanziaria? A chi serve lasciare tanti paesi nella indigenza, nel disagio sanitario, nella sete e nella degradazione ambientale e culturale?
Le risposte devono essere cercate e dette a gran voce perché per combattere il terrorismo queste risposte sono necessarie: non la guerra, ma il sostegno –culturale ed economico- affinché questi territori possano trovare una via di pace e il proprio modello di progresso democratico e sociale stabile.
No, non mi convincerete che per cancellare la paura e il terrorismo la strada sia la guerra. No, non mi convincerete alla vostra guerra!

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