Un nuovo orizzonte, una nuova utopia sociale

Non mi pare che l’Europa, se di Europa possiamo parlare guardando al passato, alle guerre di religione e politiche che l’hanno attraversata, ai silenzi colpevoli che ha spesso mantenuto nella più recente storia post-coloniale, possa vantare una primalità di fronte all’altra riva del Mediterraneo ; mi pare anzi che l’Europa, in particolare dopo il segnale della Brexit, debba partire dal riconoscere gravi fragilità ed errori politici e debba « se mettre en cause » per essere in grado di comprendere e di trovare una risposta democratica e una solidarietà vera – e non tanto proclamata quanto fittizia – in risposta ai drammi che si sono concatenati nel sud del Mondo : guerre, devastazioni ambientali e sociali, migrazioni forzate solo per non dimenticare neppure un istante la punta d’iceberg di ciò che continuamente accade.

Per tentare una risposta a tutto questo è necessaria una consapevolezza diffusa tra le persone, è necessaria la presenza attiva di tante persone, è necessaria la forza di una intelligenza collettiva. Appare come una contraddizione difficilmente spiegabile il fatto che oggi che abbiamo a disposizione il massimo di notizie verbali e visive in tempi rapidissimi siamo di fronte a una inerzia diffusa e alla mancanza di una larga risposta popolare come questi drammi e i tanti temi che costringono quotidianamente le nostre vite, invece richiederebbero.

Non solo in Italia, la frammentazione di movimenti politici e sociali non aiuta a coagulare larghi e significativi movimenti d’opinione, che non cadano nelle trappole del ribellismo o liberismo di destra ma che trovino un radicamento stabile in settori ampi della popolazione attraversati da esigenze di riscatto sociale. Altra cosa è la ricchezza di punti d’osservazione necessari di fronte alla evidente complessità e interconnessione nel continuo esasperato movimento di tutte le maggiori questioni mondiali, ambientali culturali, economico-politiche.

Per ritrovare il “noi collettivo”, per ritrovare un popolo largo, la sinistra italiana ha bisogno di praticare le idealità fondamentali delle Costituzione e del Programma di Ventottene. Valori non mercificabili, non negoziabili. Credere in essi e in una vita rispettosa dell’ambiente e di tutte le persone significa rendere concrete queste scelte dentro il nostro quotidiano. Progetti ideali che sono vicini alle persone e che costituiscono l’orizzonte individuale e collettivo per tutte le persone e in particolare per quelle che vivono nel disagio culturale, nella povertà, nella solitudine della marginalizzazione.

Ritroviamo l’orizzonte che abbiamo perso o che di sicuro ora non appare più percepibile perché affogato in contorsioni politiciste votate più all’autopromozione che a un progetto che possa accogliere i bisogni vivi e continuamente espressi e perfino gridati delle persone, le loro paure, le loro speranze, il futuro dei giovani fatto a pezzi ogni giorno.

La politica non interessa più perché è diventata piccola piccola: rendite di posizione, oligarchie autorappresentatesi, ceto politico che si è progressivamente spogliato di quella cultura politica che si era nutrita di grandi esperienze e di grandi visioni del mondo radicate nella conoscenza storico-politica e nella cultura letteraria italiana e internazionale. Gramsci aveva tradotto molti testi della letteratura americana, non solo Marx, ma anche pezzi della letteratura russa dell’Ottocento e del primo Novecento, come Tolstoi, Puskin, Gogol, Turgenev, Dostoevskij, Cechov, e poi soprattutto Goethe.

La sinistra ha bisogno di segnare la discontinuità. Per fare questo e per non essere aleatoria ha bisogno di una cultura politica rinnovata che si basi su una formazione approfondita e si nutra di esperienze sociali rilevanti, solo così può essere in grado di dare al Paese, a quel “noi collettivo”, una nuova utopia sociale concreta. Il bisogno di partecipazione che i social e il web hanno sollecitato è un bisogno reale di partecipazione che le persone esprimono in tanti modi per promuovere proprie eventuali capacità. Questo bisogno di partecipare e di far contare i propri punti di vista, le proprie esperienze non può essere lasciato nelle mani unicamente dal potere economico-liberista che attrae e sfrutta questa propensione alle performance personali in tutti campi, artistico e non solo.

Cultura politica approfondita e partecipazione reale, incarnata e non solo mediatica, devono diventare la cifra autentica della politica che la sinistra vuole affermare e rinnovare e un modo imprescindibile per riavvicinare all’impegno donne e uomini, studenti, disoccupati, giovani precari, operai, mondo del pubblico e del privato e le tante persone che vedono travolta la propria vita da una imperante visione governativa economicista e cinica.

 

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