Intervento al Congresso federale di Sinistra Ecologia Libertà a Firenze

Vorrei condividere con voi qualche riflessione. Rilevo con piacere che nel nostro congresso è in atto una discussione serena e ampia, congresso aperto da una bella relazione introduttiva da parte del nostro coordinatore provinciale. E’ importante, perchè i temi che SEL dovrà affrontare sia a livello locale che nazionale sono molti e complicati. Ma posso soffermarmi però solo su un paio di punti e spero di contribuire così al nostro dibattito.

Avevo immaginato un presente e un futuro diverso per i miei figli in questa Italia, non una speranza astratta, ma una aspettativa concreta perché lo sviluppo delle tecnologie, la geografia mondiale  degli scambi economici e della comunicazione mi avevano indotta a pensare che avremmo potuto godere tutti di un più ampio benessere.  Invece viviamo la condizione opposta: un aumento del disagio sociale, e voglio chiamarlo con il suo nome triste: la nuova povertà, le disuguaglianze che creano solchi sempre più invalicabili, la riduzione di diritti e di libertà fondamentali e, una caratteristica Italiana nel panorama europeo, il sentire volutamente sempre più diffuso che la cultura sia una perdita di tempo se non uno spreco, che sia comunque un disvalore.

Invece se noi vogliamo costruire davvero l’Europa dei popoli e non della finanza, se vogliamo presentarci all’appuntamento europeo sapendo che la democrazia non è una manifestazione spontanea ma un progetto in corso, dobbiamo, noi di SEL, mettere in primo piano la scuola (intesa come studenti, insegnanti, strutture), e la ricerca scientifica e umanistica, elementi indispensabili per poter disegnare un nuovo modello di sviluppo e per contribuire a una cittadinanza europea attiva e critica. Senza queste priorità diventeremo in pochi anni del tutto irrilevanti nel panorama europeo e lasceremo crescere una Europa escludente, autoritaria ed economicamente arrogante.

Dovremmo, noi di SEL, saper leggere con maggiore consapevolezza e forza critica quello che succede fuori dai nostri confini : la disaffezione all’ideale di una Europa solidale e i complessi  sommovimenti sociali  e politici nel sud del Mediterraneo: proprio nell’Africa Mediterranea e nel Medioriente l’Italia ha le sue radici culturali antiche e oggi potrebbe avere un importante ruolo diplomatico e politico.

Voglio anche dire che tutta la storia umana è fatta di migrazioni, che siamo tutti migranti, e che i migranti non sono una anomalia da correggere, rifiutare,o sfruttare ma sono cittadini e parte costitutiva dell’Italia e dell’Europa, e dobbiamo agire affinché questo si realizzi.

Voglio anche sottolineare che la causa della perdita del lavoro, del disagio sociale che mina anche la dignità personale, sta nella natura stessa del neoliberismo, sono un suo esito prevedibile e previsto e sottolineo che le manovre di austerità, il fiscal compact ecc. sono tutti elementi interni al neoliberismo, forme di trasformazione per consolidarlo accentuando le diseguaglianze economiche e sociali, tra “chi ha” e dunque può, e chi non ha e resta schiacciato nella propria condizione: i padri come i figli, i giovani insieme ai vecchi.

Questo processo di mercificazione di ogni aspetto della nostra vita e delle nostre relazioni è in contrasto con la nostra Carta costituzionale che vuole invece uno stato di diritto e il superamento delle disuguaglianze che la vita ci consegna. Vorrei dunque che avessimo davanti tutti questi punti quando discuteremo le politiche e la scelta del gruppo europeo.

Io credo, e qui vengo al secondo punto, che non c’è mai una strada unica e senza alternative e che arrendersi a questo sarebbe un errore culturale, materiale e politico. Partendo da una interpretazione approfondita delle complessità del presente dobbiamo costruire un dialogo concreto con le persone, con le realtà associative e con i partiti che rispettano la Costituzione e i valori fondativi della sinistra. Le differenze, le diversità sono un valore, non sono un limite e non vanno sottaciute ma anzi all’interno di un dialogo di pari dignità, di rispetto e di onestà intellettuale devono essere il terreno fertile di una elaborazione collettiva.  Il contributo di SEL sta in questo essere parte di un processo ampio e aperto affinché i valori della sinistra diventino egemonici nel nostro Paese, un processo ambizioso, che non è nè residuale, nè subalterno.

Ma per essere parte autentica e costruttiva di questo processo SEL deve esprimere i suoi punti programmatici qualificanti e che qui sono stati numerose volte evocati: lavoro sostenibile, cura dell’ambiente, salute e prevenzione, scuola ecc. e il modo come realizzarli.

Senza questa elaborazione progettuale e programmatica, senza una visione coraggiosa di come vogliamo condurre la politica in Italia saremo destinati ad annientarci in un abbraccio acritico e aprioristico, puramente autoconservatico  e questo vale per i nostri rapporti con tutte le realtà e con il centrosinistra e il PD.  Sarebbe comunque una morte, inutile e non feconda, sarebbe una resa culturale.

Dobbiamo saper dialogare con tutti, certo, ma dobbiamo sapere che il governo Monti e chi l’ha sostenuto e il governo delle “larghe o corte intese” sono responsabili di una politica recessiva, pavida e subordinata ai poteri forti.

Dobbiamo anche sapere, ma i fiorentini lo sanno bene, che la Città è governata nell’assenza di dialogo politico (solo slogan e propaganda): dobbiamo sapere che il governo di questa città è sordo alla realizzazione della tranvia, alla cura delle infrastrutture e al rilancio della vita culturale e che invece ha scelto la via semplice dello smembramento e privatizzazione dell’azienda di trasporto pubblico, ha esternalizzato le scuole materne comunali, svenduto il patrimonio pubblico per coprire ammanchi di bilancio, ha esposto il Maggio musicale al rischio chiusura, ha mercificato i beni artistici, ha svuotato di funzioni il Consiglio comunale e umiliato il ruolo dei Consigli di quartiere.

Abbiamo la responsabilità di sapere tutto questo davanti alle scelte di alleanze elettorali che dovremo fare; e per arrivare preparati a queste scelte è necessaria una visione della Città e del Paese.

Mi avvio a concludere e voglio esprimere una preoccupazione: ho ascoltato con vera gioia tutte le persone, i rappresentanti di associazioni e di partiti che venerdì sera e ieri hanno portato i loro pensieri a questo congresso, pensieri di apertura, ponti di speranza, e ho la preoccupazione che noi dobbiamo essere capaci di corrispondere in una relazione onesta e fattiva con queste realtà, pena la loro delusione e la loro perdita come interlocutori. Dobbiamo essere in grado affinché questo non accada.

Esiste una domanda larghissima, possibile che non si possa farla incontrare con un progetto? Il nostro ruolo sta in questo e nella necessità di avere un progetto coraggioso di città e di Paese coerente con i nostri valori fondativi.

Firenze, 1 dicembre 2013

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Un muro di libri contro tutti gli autoritarismi

Un muro di libri per fermare la repressione di Erdogan: non solo una immagine ma una costruzione del proprio futuro per ciascun cittadino turco che ha portato un libro, quindi una idea, un progetto, un punto di vista, una esperienza, una storia per salvaguardare il lungo percorso della democrazia in Turchia. E nelle parti del mondo in cui persone e popoli ritengono essenziale sperimentare, realizzare, difendere un processo democratico che garantisca i diritti sociali e politici, l’accesso ai saperi, ai beni comuni, alla uguaglianza.Da piazza TaskimImmagine a Piazza Tahrir due piazze diverse ma anche simili. Dove sta la debolezza delle primavere nord africane? Sostituire religione a religione o potere a potere, seppure con il supporto umanitario dei paesi occidentali non è sufficiente per costruire una società dei diritti e della dignità per tutte le persone. Come mai le giuste proteste popolari, le proteste che hanno riempito per settimane le piazze dall’Egitto alla Turchia e dalla Turchia all’Egitto chiedendo pane e dignità, non hanno avviato un processo riformatore stabile e pacifico? Hanno una gravissima responsabilità sociale tutti quelli che innalzano strumentalmente bandiere religiose, invece di educare le persone a riflettere criticamente sulla realtà in cui vivono. La popolazione più umile, ma ugualmente i ceti medi non sono riusciti a contribuire a questo processo verso la democrazia, perchè? Non è sufficiente il maggior benessere economico a far crescere i diritti e la loro consapevolezza; è la crescita culturale delle persone che costituisce la via per combattere le oppressioni sociali e politiche; è la crescita culturale che pone le basi di una società democratica. Conoscenza e formazione da cui partire per costruire il futuro e cancellare la violenza con la democrazia.

Siamo tutti rifugiati

“Erodoto è il primo a rendersi conto che la caratteristica fondamentale del mondo sta nella sua molteplicità.” scrive Ryszard Kapuscinski, grandissimo reporter, quando parte in viaggio per attraversare il Nord Africa e percorrere il Medio Oriente con sotto braccio “Le storie” di Erodoto da Alicarnasso.

Siamo tutti rifugiati.

Questo ci dicono i racconti del primo storico dell’antichità: un continuo esodo di popoli e di persone perseguitati da guerre, tirannie, carestie, alluvioni e distruzioni di culture e di città per invasione o per abbandono.

Così si definisce lo status di rifugiato nella Convenzione di Ginevra nel 1951:

“Il termine “rifugiato” è da applicarsi ad ogni individuo che, avendo un fondato timore di persecuzione per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale od opinione politica, sia costretto a risiedere al di fuori del paese di sua nazionalità e non possa oppure, a causa di questo timore, non voglia avvalersi della protezione del proprio paese; o che, non avendo nazionalità ed essendo al di fuori del paese dove era la sua precedente residenza abituale come risultato di tali eventi, non possa, o , accusa di tale timore, non voglia tornare a vivere in esso”

In mezzo … 2500 anni di storia: siamo tutti rifugiati!

Come e per quale orizzonte sociale agire sono scelte politiche primarie

ImmagineCredo che oggi, se intendiamo fare politica – e non fare puri esercizi di potere – dobbiamo metterci in discussione a livello nazionale e nei luoghi dove viviamo.

Ci sono momenti e luoghi (la campagna elettorale, i comizi, per esempio) in cui fare appello al cuore ma ora è il tempo della riflessione e della ricostruzione. Ma come? Con il dialogo e con il confronto coraggioso tra compagne e compagni, tra simpatizzanti e soprattutto con tutte le persone e le realtà di centro-sinistra che circondano Sinistra Ecologia Libertà, la sinistra diffusa in diverse associazioni e anche la parte del Partito Democratico in sofferenza.

Ma come agire in modo autorevole e non subalterno, non subalterni alle scelte congressuali altrui per esempio, ma con lo sguardo rivolto a leggere e interpretare la realtà, non con atteggiamento supponente di chi pretende di avere la verità, che naturalmente non possiede, ma con un convinto moto di ascolto per comprendere.  Quindi non atteggiamenti ambigui, scorciatoie strumentali, non compiacenze o slogan, ma un’autentica voglia di andare nella società, curiosi, curiosi per apprendere, per costruire, per proporre al confronto aperto i temi che conosciamo tutti bene.

Ma non basta dire ‘dobbiamo’, ‘dobbiamo’ e fare solo esortazioni a noi stessi, non basta dire ‘sono necessari questi e quest’altri temi’. L’autorevolezza della nostra proposta politica – soprattutto qui in provincia di Firenze – si afferma attraverso il “come” proponiamo, il “come” realizziamo i nostri punti programmatici. Metodo, pratica e idealità nella loro interconnessione: il ‘come’ è qualificante. Altrimenti parleremmo anche noi per semplificazioni riducendo, in fondo, le cose ad essere un po’ tutte uguali, come fanno alcuni politici locali e nazionali.

COME, dunque: con la piena gratuità del nostro operare, con coraggio nel metterci in discussione, nell’imparare da ciò che avviene attorno. Non belle parole, ma politiche concrete, capacità di guidare i processi sui nostri temi: sul tema del lavoro, su come e cosa è oggi il lavoro, sul tema del Diritto vivente, sulla riforma dei “diritti di proprietà”, sulla scuola pubblica che a Bologna sarà, temo, gravemente umiliata, sui beni comuni insieme alla Costituente proposta da Rodotà, Settis, Carlassare ecc., Con una visione molto critica della economia e di fronte alle versioni pacificate che ci vengono offerte (viceversa una nuova bolla finanziaria è arrivata in Europa dal Giappone e dagli Stati Uniti e noi non ne parliamo). Contro la corruzione, contro l’evasione, contro l’incrocio di interessi tra economia e politica. Ponendo la questione del femminicidio non solo come una questione di ordine pubblico ma come la conseguenza di una profonda arretratezza culturale e sociale da rimuovere con assoluta urgenza.

Ma ‘il come affrontare’ i temi salienti non è indifferenziato, non è ininfluente, al contrario costituisce la scelta politica primaria anche dentro il centro-sinistra.

COME, dunque, procedere quotidianamente: con viso e gesti aperti, interrogandosi assieme ad altri, con luoghi informati e ampi di discussione anche per una autoformazione alla cultura politica seria; andando a cercare, andando a ricoinvolgere le persone che si sono allontanate, ma non perdute alla politica onesta, e soprattutto facendo un’azione politica che renda protagonista le persone che – e sono tante- desiderano partecipare attivamente, desiderano far sentire la propria voce ed esperienza e non solo venire sollecitati in occasione degli appuntamenti elettori. Queste persone chiedono che la loro voce ed esperienza siano prese in conto (anche attraverso il web, prezioso strumento non salvacondotto), che le loro esperienze contino davvero nel processo politico. Sono questi i soggetti politici realmente vivi, oggi. Non rivolgersi, dunque, ai vertici ma alle tante persone attive, sensibili che vogliono trovare un luogo accogliente dove fare Politica con la P maiuscola.

 (Intervento all’Assemblea federale di SEL Firenze, 13 maggio 2013)

Voci plurali, non autoreferenzialità

ImmagineLa condizione politica di stallo e l’aggravarsi quotidiano della sofferenza sociale chiedono che Sinistra Ecologia Libertà esponga con chiarezza quali sono gli obiettivi concreti che si propone per la società italiana e per l’Europa e in che modo SEL vede il proprio contributo davanti alle domande del paese e tra queste: giustizia sociale, partecipazione, trasparenza, efficienza, moralità. E la sfida si svolge in Europa, sono d’accordo.

Sinistra Ecologia Libertà deve, a mio avviso, scegliere senza incertezze di stare assieme a chi combatte le disuguaglianze e a chi opera per invertire quel processo degenerativo della comunità (evasione, corruzione, conflitto d’interessi, esclusione e paure) che hanno caratterizzato 20 anni della nostra società e dei partiti.

Dobbiamo tenere ora, con maggiore decisione, a sinistra la coalizione.

Abbiamo, noi di Sinistra Ecologia Libertà, un problema di credibilità da riconquistare soprattutto presso quelli che vogliamo rappresentare che sono appunto le parti deboli, ultime della società che tutti citano strumentalmente, ma che ogni giorno muoiono o soffrono nella solitudine e nel silenzio. Vi faccio un esempio che mi ha ovviamente molto colpito: ho incontrato giorni fa una mia compagna di infanzia, nel buon Friuli, che mi ha raccontato che gli ultimi giorni del mese fa dieta: infatti riesce a garantire i pasti solo ai due figli, pur avendo un piccolo lavoro, ma avendo scelto la via della dignità come donna e come persona.

Davanti a tutto questo non possiamo restare autoreferenziali.

Siamo un lievito e non un piccolo partito, d’accordo. Ma diciamoci con onestà intellettuale che nel PD il miscelamento di culture politiche di diversa provenienza non si è realizzato e che in questi due anni e mezzo neppure in SEL le fusioni sono avvenute (ed eravamo molto motivati!) e anzi sono state misconosciute la ricchezza delle voci e l’apporto dei militanti che a Sinistra Ecologia Libertà si sono avvicinati, senza percorsi partitici precedenti ma proprio in virtù del progetto politico che SEL aveva saputo proporre, così lo è stato per me. Quindi non è questione di essere giovani o vecchi – che sono categorie del mercato e non della politica – e neppure di essere dentro o fuori la macchina istituzionale: è questione di progettualità e di coerente realizzazione di essa e non di esercizio di tecniche di potere.

 Non credo neppure che basti un nuovo contenitore per iniziare una storia nuova, non credo a opzioni correntizie seppure in luoghi più ampi, né a incollamenti,  né a partiti che abbiano come preoccupazione principale la autoconservazione in qualcuna delle forme attuali.

Sono convinta che fare politica ora significhi mettersi in discussione.

E soprattutto, le compagne e i compagni chiedono luoghi di discussione informata per approfondire i processi in cui crediamo e che intendiamo avviare, processi condotti nella trasparenza e con la partecipazione attiva di tutti.

In questa ottica, faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo coordiamento nazionale, ma sottolineo che è opportuno esplicitare il metodo di selezione del nuovo coordinamento che non credo sia opportuno venga scelto per partenogenesi ma richieda una aperta consultazione.

Sinistra Ecologia Libertà deve essere in grado di rispondere con soluzioni reali alle disuguaglianze, alla finanziarizzazione dell’Europa e dell’Italia, deve saper garantire la salute e l’istruzione permanente a tutta la popolazione sul nostro territorio, così da garantire la pace e il disarmo interno ed esterno.

Penso che questi siano i temi per ritrovare la nostra autorevolezza politica, la nostra autonomia progettuale e penso che ora soprattutto il nostro compito sociale sia quello di attuare uno strabismo virtuoso che ci spinga ad agire e a guardare contemporaneamente nelle due direzioni: verso il PD o meglio verso un certo PD, e verso protagonisti che sono contro quell’egemonia dei mercati che si spinge fin nelle scelte valoriali individuali; dobbiamo rivolgerci ai movimenti che difendono i diritti civili e sociali, i beni comuni, quel mondo politico alla nostra sinistra, diffuso attorno a noi, deluso e grillino che non abbiamo saputo leggere, che non abbiamo saputo interpretare e per il quale non abbiamo saputo essere il lievito.

Ancora un esempio: parlando con i miei figli (27 e 23 anni, la criticità di questa generazione e paradigmatica) mi dicevano che a differenza della mia generazione, la cosa più triste è che loro non hanno “l’ottimismo del futuro”. Dobbiamo guardare attraverso questi loro occhi per ritrovare il senso del nostro progetto.  Altrimenti, forse saremo utili a noi stessi, ma non saremo utili al paese.

(Intervento alla Assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, 13 aprile 2013)

Aperitivo al Tamerò. Vi aspetto!

Vi invito a un piccolo momento di chiusura della campagna elettorale mia e di Riccardo. Spero possa essere un’occasione per scambiare quattro chiacchiere con ciascuno di voi e farci gli auguri di buon anno. Ci sarà un primo momento alle 18.30 al “Tamerò” in piazza Santo Spirito, 11 r e un dopocena dalle 22 al Soul Kitchen di via de Benci, 34 r.

In entrambe le occasioni ci sarà della buona musica di accompagnamento di alcuni amici dei miei figli. Vi aspetto questa sera, passate parola ai vostri amici!
tamerò

Imu, sanità, giustizia, lavoro. Ecco le mie risposte

Imu, sanità, giustizia, lavoro. Ecco le mie risposte alle domande di Repubblica.it

Quesito 1 – Patrimoniale sì o no?

Assolutamente Si. Non aver adottato una tassa patrimoniale – e aver invece tassato i possessori di prima casa – è una delle più gravi colpe del governo Monti. Trovo particolarmente interessante la proposta del presidente di Nomisma Pietro Modigliano e so che a tale proposito vi sono aree del PD che potrebbero appoggiare un provvedimento simile in un futuro governo di centro sinistra.

Quesito 2 – Il salario minimo può sostituire il sistema di ammortizzatori sociali fin qui conosciuto?

A 15 anni dalla legge Treu è giunta ormai l’ora di avere uno Stato Sociale al passo con un lavoro ormai precarizzato. Occorreranno risorse importanti (in base alle stime tra i 15 e i 25 miliardi) ma le giovani generazioni non possono più attendere. E’ l’Europa che ce lo chiede (con una risoluzione dell’ottobre 2010). Il mio partito a tal proposito sta presentando una proposta di legge che, pur perfettibile, costituisce un ottimo punto di partenza per il dibattito parlamentare.

Quesito 3 – Indichi uno strumento per combattere l’evasione fiscale

Personalmente sono una Gabanelliana di ferro. Abbassare al massimo la possibilità di pagare in contanti è la via migliore per poter controllare al meglio i consumi e quindi individuare gli evasori. A chi sostiene che questo limiterebbe la privacy delle persone farei un invito a dare un’occhiata alle telecamere presenti nei luoghi pubblici o al numero di iscritti a facebook nel nostro Paese. Naturalmente occorrerà ridurre i costi bancari dei pagamenti con carta di credito.

Quesito 4 – E’ d’accordo o no a mantenere il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge 40?

La legge 40 del 2004 è una legge fatta prima di tutto contro noi donne. Quel che ne rimane, dopo anni di sentenze italiane e europee che l’hanno giustamente stravolta, andrebbe cancellato. Penso che sul tema vada garantito il diritto di scelta alla coppia per impedire che per avere un figlio sia necessario, per chi può permetterselo, dover andare all’estero.

Quesito 5 – Imu: è d’accordo sulle esenzioni previste per la Chiesa e gli enti no profit?

Favorevole alle esenzioni per tutti gli enti no profit. Confessionali e laici. Quando esercitano il loro scopo fondativo. E’ però noto come la Chiesa cattolica, principale proprietaria di immobili nel nostro Paese, abbia affrontato la sua crisi utilizzando parte dei propri beni per scopi che sono tutt’altro che dedicati al culto e alla preghiera. Come le normali librerie, alberghi, ristoranti è giusto che anche la Chiesa, quando si occupa di commercio, contribuisca al bilancio del nostro paese.

Quesito 6 – Sanità: va bene il sistema attuale o va aumentato il contributo a carico del singolo paziente in base al reddito?

Contraria a qualsiasi aumento. Il nostro Paese possiede quello che qualitativamente è il secondo sistema sanitario al mondo. Certamente si passa dall’eccellenza Toscana a sistemi meno brillanti, a cominciare da quelli della Lombardia (per aspetti ormai noti alle cronache giudiziarie) o della Sicilia, ma di sicuro se si vuole migliorare la Sanità italiana occorre partire da una seria lotta alla corruzione e non aumentare il contributo economico dei cittadini.

Quesito 7 – E’ favorevole al matrimonio gay? E all’adozione da parte di coppie gay?

Sono favorevole ai matrimoni eterosessuali come a quelli omosessuali. Esiste un diritto all’amore che non può essere impedito per legge.
Riguardo all’adozione da parte delle coppie omosessuali sono invece indignata. Lo sono perché non capisco come mai la questione debba essere posta in questi termini. Esiste un problema generale delle adozioni nel nostro Paese con una legge obsoleta che andrebbe modificata al più presto definendo al meglio i parametri per le graduatorie anche in base a quello che la moderna pedagogia ci dice. Non me ne voglia Nichi ma penso, per esempio, che la differenza di età tra genitore adottivo e bambino sia un fattore da considerare. E’ anche una questione di lotta alla criminalità. Poi esistono le coppie gay. Sono coppie omosessuali. E allora?

Quesito 8 – E’ pronto a tagliarsi l’indennità da parlamentare? Se sì, di che cifra? E a quanto ridurrebbe il numero dei parlamentari?

Sarò impopolare ma sincera. Non è il caso di fare basso populismo sul tema.
Personalmente penso che andrebbe ridotto e di molto lo stipendio dei parlamentari, anche facendo una giusta ponderazione in base al rapporto tra il reddito medio del nostro Paese e la media europea. Riguardo però al numero di parlamentari ritengo che – ferma restando la sovrapposizione quasi totale tra Camera e Senato su cui rifletterei – una loro riduzione porterebbe a una minor democrazia e a un minor rapporto con i territori. Non si sconfigge l’effetto delle liste bloccate e della dilagante corruzione riducendo il numero di parlamentari ma combattendo il malcostume.

Quesito 9 – E’ favorevole a una legge che riconosca subito diritti di cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, secondo il principio dello ius soli?

Sarebbe anche ora. C’è un’intera generazione, che sta ormai diventando adulta, che è cresciuta qui rischiando di rimanere straniera in Italia, il Paese dove è nata, si è formata e dove intende restare. Non possiamo più fare distinzioni tra italiani di serie A e italiani di serie B. Ancor meno ha senso farlo in una società globalizzata in base al colore della pelle.

Quesito 10 – In che modo correggerebbe le norme anti-corruzione approvate dal parlamento, che lo stesso Monti ha definito insufficienti?

Ovviamente la reintroduzione del reato di falso in bilancio sarebbe un primo passo. Ritengo inoltre da studiare e attuare la proposta avanzata lo scorso anno dall’associazione Libera, che propone l’ampliamento del sequestro dei beni mafiosi anche ai casi di corruzione. Inutile aggiungere come la modifica della normativa sulla prescrizione sia la premessa a qualsiasi lotta contro la corruzione, come sostenuto anche dal procuratore Roberto Scarpinato. Occorre tagliare gli sperperi della corruzione (si calcola un ammontare di oltre 60 miliardi) per evitare i tagli allo stato sociale.

La RAI ai cittadini

E’ prioritario riformare la RAI per renderla effettivamente indipendente dai partiti. In Parlamento giacciono varie proposte, ma ce n’è un’altra che ho conosciuto tramite il mio amico Nicola, e che mi sembra molto convincente. E’ stata elaborata da Move On Italia, che è un movimento molto attivo, nato su ispirazione di quello americano (che ha contribuito all’approvazione della riforma sanitaria) e che si è dato come obiettivo quello di spingere in Parlamento alcune proposte concrete di riforma “dal basso”: antitrust, anticorruzione, conflitto di interessi e soprattutto l’indipendenza della RAI. Vi invito a seguire le attività di Move On Italia e a leggere la proposta di riforma della RAI, che parte da una ridefinizione delle regole per la nomina del CDA.

Auguri

Ho comprato qualche regalo in questi giorni e ho dovuto faticare nei negozi per cercare qualcosa che fosse prodotta in Italia, o in Paesi in cui è abolita la schiavitù. Anzi, la schiavitù non l’abbiamo mai abolita, l’abbiamo semplicemente esportata: milioni di donne e uomini in tanti Paesi del mondo lavorano in condizioni poco dignitose per regalarci a prezzi (a volte irrisori) abiti, giocattoli e piccoli strumenti elettronici. La nostra crisi economica è figlia anche di questa globalizzazione incontrollata, di politiche commerciali non gestite in maniera armonica, di standard di lavoro internazionali non applicati, di diritti umani calpestati. Se gli auguri hanno un senso, ecco, io mi auguro che almeno il prossimo Natale sia uguale per tutti: per i lavoratori delle fabbriche dei “Paesi low cost” e per i lavoratori del nostro mondo industrializzato, per i nostri bambini, colmati di giocattoli “Made in China”, e i bambini dei Paesi in via di sviluppo. Ma gli auguri devono essere sorretti da un impegno personale perché possano realizzarsi. Cominciamo col non acquistare beni prodotti sotto schiavitù, e proseguiamo con un impegno civile e politico: pressione sugli imprenditori che cercano di massimizzare i profitti a scapito dei diritti umani (cito i primi esempi che mi vengono in mente: Marchionne, ILVA e OMSA) e proposte legislative per impedire l’emorragia di lavoro dall’Italia pur continuando a sostenere i diritti del lavoro acquisiti in decenni di battaglie. Auguri a tutti e tutte dunque, per questo e per le prossime feste. Che possano essere sempre più “uguali” per tutti.