Cultura politica e identità plurale: valori fondativi di SEL

Vorrei sottolineare solo due questioni, che in questo passaggio complicato di disaffezione alla politica e al ruolo dei partiti o soggetti politici (anche se forse banali), tuttavia vorrei riprenderle. Credo che vada riaffermato uno dei caratteri fondativi di Sinistra Ecologia Libertà ossia la necessità della pluralità delle voci, del dialogo costante, carattere che deve essere guida anche in questi passaggi elettorali regionali che abbiamo davanti. A questo si deve aggiungere la nostra capacità di avere una visione progettuale di governo di un territorio, una prospettiva ampia che va oltre i termini temporali di una legislatura e al tempo stesso una capacità di costruire assieme alle persone una risposta puntuale sui temi specifici di ciascun territorio, relativi al lavoro, alla scuole e asili, alla mobilità ecc. che toccano direttamente la vita delle persone.

Credo che questa capacità di dialogo, di voci plurali, di comprendersi e di sapersi ricomprendere non sia solo una formula retorica ma devono essere punti di forza, una pratica innervata nelle nostre relazioni politiche. Questo tema, secondo me, va molto al di là della questione dello etichette ma consiste con il costruire una nuova cultura politica o di modificare la nostra cultura politica, ma su questo, che è la seconda questione, vorrei ritornare.

Credo che Human factor (http://www.humanfactorlab.it) affermi la collettività del nostro fine, che ci enunci chiaramente la necessità di un fine alto, europeo e globale, e allo stesso tempo locale e territoriale che ci offrirà la guida dell’operare politico di ciascuno di noi; non dunque personalismi, e anche le legittime aspirazioni personali devono trovare il loro significato in un direzione comune quella appunto come ha detto in modo icastico Nichi Vendola: “essere all’altezza della richiesta di cambiamento e del sostegno a Piazza San Giovanni”: questo secondo me significa essere plurali, essere capaci di dialogo, mettere in secondo piano etichette e autoreferenzialità. Tutto questo non significa genericità o perdita di identità valoriale, ma appunto acquisire una identità plurale.

Ritengo che la valorizzazione del ruolo dei circoli, come luogo di pratiche sociali, contenuto nel documento organizzativo sia molto importante perché l’incontro diretto delle persone con le loro realtà costituisce il primo scambio capillare, proprio come il sistema sanguigno periferico, che ci permette e anzi ci obbliga alla comprensione, alla concretezza e alla progettualità, a evitare la retorica fine a se stessa, non più accettata dalle persone. Costruire una nuova forma di comunità sociale e politica.

Ma come costruire o rafforzare questa nuova identità plurale? Ecco il secondo punto: attraverso la cultura politica, un rinnovata attenzione alla cultura politica. Anche questo ce lo indica chiaramente il documento programmatico: ossia la necessità che tutti, compagni e compagne, sia che sia avvicinino o si riavvicinino alla politica in età adulta o giovanile, sia che da tempo siano impegnati in politica, è necessaria l’umiltà dello studio e della riflessione critica, questo vale per tutti, e in particolare a partire da chi ha l’impegno della cura del più piccolo circolo a salire nei ruoli e negli impegni.

Non bastano letture giornalistiche, spesso più legate alla comunicazione, a fare da cassa di risonanza piuttosto che a fare da informazione approfondita. E’ necessario affrontare i temi della nostra società complessa con approfondimenti articolati, non occasionali, non lasciati alla casualità personale. Per questo spero che la conferenza di Milano dia l’avvio a momenti formativi dislocati sul nostro territorio e a cui il nostro partito voglia dedicare una parte delle sue risorse economiche. Momenti specifici di formazione e autoformazione, chiamiamoli come vogliamo, aggiornamento, approfondimento. In tutti i lavori questo è previsto e ancora di più deve esserlo nella politica che deve saper guardare al futuro, che deve saper leggere il presente, che, come dice Nichi, deve essere in grado di “riagganciare la visione internazionale”. Questa formazione culturale pensata è il modo per fare quel salto in avanti e di qualità che è mancato a SEL e che è necessario, in ogni modo, al nostro soggetto politico.

La conferenza di gennaio, i tanti tavoli tematici i cui lavori vedrei poi raccolti in 5/6 macrotemi programmatici e approfonditi su cui basare poi l’attività politica territoriale, aspetti programmatici che devono essere anche con molta chiarezza comunicati a tutti, dentro e fuori di SEL e, quindi, la ricerca di un nostro linguaggio.

E dunque, e concludo, un passaggio culturale essenziale che ci deve fornire una nuova antropologia e un nuovo linguaggio per la realizzazione della nostra politica onesta e concreta.

Luisa Simonutti       Assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà – Roma 20 dicembre 2014

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