L’Italia rafforzi il sostegno umanitario ai curdi e dica no alle armi

“E’ emergenza umanitaria, è necessario intervenire per fermare l’eccidio”. Siamo a un punto drammatico è vero ma ci siamo passati in questi ultimi decenni più volte senza neppure cercare forme di prevenzione: un copione di morte e di disperazione che si è ripetuto e si ripete in Europa, in Asia, in Medioriente e in Africa anche se quest’ultime guerre si conoscono solo laddove ci sono risvolti economici.

“E’ necessario fermare l’eccidio” è una necessità contingente, è una risposta vera e drammatica che fotografa il presente ma che racconta anche le incapacità profonde dell’immediato passato e che guarda con cecità il futuro. Abbiamo chiamato le guerre in tutti modi : sante (è l’occidente ad aver santificato le crociate, guerre di conquista), giuste, umanitarie e oggi, senza più parole per giustificare le guerre, la UE propone di inviare direttamente le armi. L’Europa fa dunque una scelta disperata, priva di ogni capacità e forza diplomatica, senza la progettualità di proporsi come elemento di equilibrio, senza creare, insieme all’ONU, una forza di interposizione, senza prevedere il blocco dei conti bancari e senza isolare attraverso l’elettronica e i satelliti chi perpetra sterminio di popoli. Il punto è che l’Europa sta facendo una scelta che alimenta la guerra e lo sterminio, le armi passeranno di mani in mano; l’Europa ha abdicato al suo ruolo di pace e di civiltà.

L’Italia prenda il coraggio per far sentire una voce diversa, l’Italia prenda il coraggio per dire che uccidere è sempre un delitto contro l’umanità, l’Italia dica che le armi di guerra non hanno mani giuste ma solo mani irresponsabili e guidate da volontà di predominio su persone e su beni materiali. L’Italia continui e rafforzi il sostegno umanitario ai peshmerga curdi, l’Italia chieda una forza ONU ed europea di interposizione, L’Italia chiami pubblicamente i paesi arabi ad agire diplomaticamente isolando gli islamisti di Al-Bagh, gli invasori e gli sterminatori, L’Italia convochi i paesi europei che, come la Spagna, non credono nell’invio di armi e intervenga con segnali forti (economici, bancari, elettronici, diplomatici) che dimostrino che non vendiamo armi e non siamo i signori della guerra del ventunesimo secolo.

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