Con le donne siriane, contro lo stupro di massa e di guerra

L’8 marzo è una data storica e simbolica che le donne italiane ricordano in modo non rituale. Questa giornata è occasione di riflessione collettiva sulla condizione femminile, sociale e politica, è un momento per fotografare una realtà italiana arretrata dove le disparità salariali delle lavoratrici rispetto ai lavoratori, i pochi ruoli dirigenziali delle donne, la ridotta presenza in organismi amministrativi e politici ecc. collocano l’Italia in coda ai paesi europei.

Una data esemplare anche in queste ore in cui si discute una pessima legge elettorale; una discussione necessaria e importante – sulla parità di genere – ma allo stesso tempo paradossale perché è paradossale che l’Italia sia ancora tanto arretrata politicamnete e culturalmente da dover discutere ciò che sta nella realtà della società, il dirtto all’uguaglianza.

Ma oggi voglio raccontare la drammatica condizione delle donne in Siria, sequestrate, spogliate, torturate, stuprate decine e decine di volte, usate per condurre una guerra che distrugge le persone e disgrega il tessuto sociale, peggio dei gas, peggio delle bombe.

Un’inchiesta del quotidiano “Le Monde” del 6 marzo racconta questi stupri, almeno 50.000 donne violate come arma di distruzione di massa: leggo e provo un malessere fisico in tutto il corpo per quei racconti, per quelle descrizioni barbare e inconcepibili di torture nella vagina con oggetti e topi, e bruciature, botte, fratture e sangue su tutto il loro corpo. Stuprate innumerevoli volte dai miliziani davanti ai propri figli, mariti e fratelli, costrette a subire incesti, rigettate poi in celle sovrafollate, senza spazio, senza cibo, senza lavarsi, tra topi ed escrementi. Donne attiviste o semplicemnete abitanti di villaggi razziati, donne che camminano per strada, che accompagnano i figli a scuola, giovani, vecchie, incinte, rapite e violate secondo un disegno di guerra, pianificato, ripetuto.

Donne morte dentro i propri corpi ad ogni stupro, donne morte ancora una volta perché invisibili, dimenticate, dai diplomatici di ogni guerra, dalle associazioni umanitarie, dai giornali, donne morte perché costrette al silenzio da una società che le condanna, dalla famiglia che le ripudia o le uccide per allontanare l’onta, donne mutilate, donne impazzite a causa delle violenze e degli stupri. Donne come ombre mute. Diamo loro la nostra voce, oggi, 8 marzo e ogni giorno, contro questa barbarie e contro la guerra.

http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2014/03/04/syrie-le-viol-arme-de-destruction-massive_4377603_3218.html?xtmc=le_viol_arme_de_destruction_massive&xtcr=6

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