Eguaglianza e rispetto: siamo tutti migranti

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Proprio per l’importanza di quello che ci stiamo dicendo oggi voglio iniziare ricordando la pulizia etnica di 20 anni fa a Srebrenica, (abitavo vicino) per ricordare una guerra negata, prima di tutto, ma anche per sottolineare un punto centrale (assieme a cambiare l’agenda Europa, al lavoro, alla scuola, all’ambiente, ecc.) che deve essere posto con chiarezza sul tavolo del soggetto politico nuovo che stiamo costruendo. Proprio per non essere costretti all’emergenza degli eccidi è necessario costruire la pace, sempre, anzi soprattutto quando le guerre sembrano lontane.

Ma vorrei toccare un solo punto in relazione a questo “luogo di comunità politica” che stiamo costruendo, luogo prima di tutto di uguaglianza e di rispetto e, a partire da ciò, intrecciare finalità pratiche e un ruolo concreto nel paese. Non solo va ribadito che siamo accanto ai più deboli economicamente e culturalmente e che per loro e non per noi, combattiamo ma anche il come: ossia con pratiche di democrazia. Le persone, gli attivisti, sono stanchi di filiere, privilegi, leaderismi ingiustificati: è necessario che valori e punti programmatici, priorità, siano chiari e condivisi.

Il confuso, il sottinteso non aiuta a costruire nulla.

Dalla sua origine SEL è a disposizione per un progetto grande e coraggioso: il come realizzare ciò è difficile e mi limito a qualche riflessione. La comunità di SEL, la sua esperienza, il suo contributo politico e parlamentare, le risposte che si è impegnata a dare ad elettori e simpatizzanti sono un qualcosa che non va disperso. Così come i compagni e le compagne nei territori: hanno partecipato, lavorato, sofferto, festeggiato, insieme per SEL.

Tutto questo deve diventare elemento fertile e fecondo, non dissolto nel necessario processo di cambiamento in corso.

Il tema identitario e quanto di più lontano dalla mia riflessione e per provare a spiegarmi meglio concludo con un’analogia. Prendo l’esempio (più che drammatico, ma non entro nello specifico) dei migranti che vivono in Italia e in Europa. Sono convinta che noi siamo tutti migranti e che lo siamo anche in questa esperienza di costruzione di un luogo politico nuovo. Come ai migranti un paese davvero democratico non chiede di dimenticare le loro origini, la propria storia, le proprie conoscenze, per acquisire il diritto ad entrare in un contesto collettivo perché se lo facessero perderebbero il senso stesso del loro essere, il contributo specifico che possono dare per migliorare, cambiare, allargare, la nostra società, così SEL non deve dimenticare la propria seppur piccola storia e i suoi errori, né farne bandiere identitaria – o fondamentalista per proseguire nell’analogia – ma portare dentro questa comunità e convivenza politica nuova, democratica e di sinistra, il proprio contributo di esperienza: né populista, né semplicistico.

Per ripartire insieme è necessario trovare un linguaggio per parlare, per raccontare criticamente la realtà effettiva ai delusi e disinteressati alla politica, ma non attraverso scorciatoie che indeboliscano la struttura parlamentare della nostra democrazia, ma essendo compartecipi, con animo generoso e onesto, dei conflitti e del dramma di povertà quotidiana delle persone poiché siamo ben oltre questo punto di drammaticità, oggi, in Italia.

Luisa Simonutti

Intervento all’Assemblea Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà “Senza frontiere”, Roma, 11 luglio 2015

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Quasi uguali

La parola “equità” ha oscurato il concetto di uguaglianza. L’equità oggi è affermata come metro di giustizia sociale e di temperamento del rigore, ma è davvero così? Il principio di uguaglianza è un valore primario che richiede che gli individui abbiano le stesse opportunità: serve a colmare le disuguaglianze che hanno segnato il loro percorso personale e sociale. Altro è invece il concetto di equità che oggi è usato per giustificare la modifica delle condizioni secondo una pretesa idea di imparzialità. Ma questa non tiene conto della erosione dei diritti, della cultura e dell’impoverimento subito in questi anni solo da alcuni cittadini. La presunta equità si nutre e nutre disuguaglianze.

I° Congresso nazionale SEL – Firenze, 22-24 ottobre 2010

La relazione di ieri di Vendola ha delineato uno scenario nazionale e internazionale e ha indicato e chiarito molti punti del nostro Manifesto di valori e programmatici, punti pienamente condivisibili e che ieri e oggi molti compagni hanno ripreso e argomentato. Non mi fermo sull’analisi politica generale ma mi soffermo su un solo punto che ritengo centrale: quello del rispetto e della attuazione delle regole democratiche e della creazione e promozione di condizioni di uguaglianza per tutte le persone.

E’ una questione che permea molti temi, da quello della pace a quello del lavoro, a quello di una economia che redistribuisca equamente il reddito, alla questione delle donne e dei giovani a quelle dei migranti, fino alle questioni che riguardano gli ultimi degli ultimi che vivono nelle carceri, ma questi temi della uguaglianza e della democrazia, senza la prima non si attua la seconda, attengono a questa nostra platea fatta di presidenza e di delegati, che deve indicare su quali contenuti programmatici e secondo quali modalità nasce “Sinistra Ecologia e Libertà”.

Da molti interventi di questi due giorni e dai racconti che delegate e delegati di regioni diverse mi hanno fatto mi è sorta una preoccupazione che vorrei esprimere. Se, come dice Vendola, dobbiamo dare corpo e sostanza alle parole, allora le parole trasparenza e democrazia devono far parte non solo del nostro vocabolario ma devono essere incarnate qui ed ora per dimostrare, come in un algoritmo consequenziale, quello che questo partito vuole essere e la direzione che vuole intraprendere. Non al prossimo giro, in una futura votazione, alle primarie ecc., ma ora, qui.

Queste parole per me hanno un significato non eludibile e hanno una corrispondenza precisa nella realtà delle cose. Concludo dunque sottolineando che molte persone che ora sono in SEL e non sono eredità di altri partiti, si sono avvicinate e si sono tesserate per sostenere il progetto di SEL per i suoi contenuti e per la promessa di metodi nuovi. La mia è, insieme, una richiesta politica e un appello accorato di non venir meno ai principi che ci siamo dati; tradire il senso di queste parole, trasparenza e democrazia, dentro Sel e, più in generale, nel confronto politico e sociale significa perdere molte persone che ora sono in SEL, significa respingere lontano dalla politica molte persone che, nella società, attendono questo nostro nuovo inizio.

Vogliamo essere una forza di governo? Vogliamo germogliare? Allora nasciamo davvero nuovi e vivi. I contenuti espressi nel nostro Manifesto ci rappresentano e ci identificano con chiarezza nel panorama della politica italiana, ma altrettanto, lo faranno la coerenza nella messa in atto di queste idee. Contenuti e metodi devono essere i caratteri che ci fanno individuare da chi ci guarda, dalla alta percentuale di elettori, delusi, disamorati, indifferenti alla politica come qualcosa per cui vale la pena d’impegnarsi. Ma se noi non ci stacchiamo dalle metodiche politiche antidemocratiche allora saremo, per riprendere la metafora di Vendola, un seme che muore soltanto, senza germogliare. Ma io non voglio arrendermi all’idea di una vita politica irriformabile e desidero davvero dare sostanza alle parole: partecipazione, trasparenza, democrazia.

video dell’intervento